lug 262017
 

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PERCHÉ LE REAZIONI SUSCITATE DAL COMPORTAMENTO DEL PROPRIETARIO DEL B&B CELANO UN TOTALITARISMO INVADENTE.

di  GIANCARLO CERRELLI

La notizia del rifiuto del proprietario di un bed & breakfast in Calabria di far alloggiare in esso due giovani omosessuali merita una particolare attenzione per le ragioni che di seguito proverò a esporre.

Dalle reazioni che ha suscitato tale evento – e non mi riferisco soltanto alle minacce ricevute dopo la divulgazione della notizia dall’imprenditore – emerge che in Italia il lavoro compiuto dalle associazioni LGBTIQA (Lesbiche, Gay, Bisex, Transgender, Intersex, Queer, Asexual)  ha prodotto i suoi frutti; l’azione di queste associazioni, infatti, ha suscitato in modo diffuso una mentalità di piena accettazione dei rapporti omosessuali, anche grazie all’approvazione della legge sulle unioni civili, che pur se è da considerarsi un vero e proprio flop, per il numero di unioni fin qui costituite, ha creato cultura, modo di pensare, sensibilità. È avvenuto, in pochi anni, in definitiva, un vero e proprio “trasbordo ideologico inavvertito” del popolo italiano a favore della “normalizzazione” dei rapporti omosessuali.

In tanti diranno: Era ora! Finalmente siamo un popolo aperto e moderno che ha superato i pregiudizi e le ghettizzazioni!

Se appare, tuttavia, politicamente corretto pronunciare parole di sdegno per il comportamento del proprietario del b&b, d’altra parte si stenta a considerare che tale reazione unanime, anche di personaggi pubblici, contro il gestore del b&b cela, invero, un enorme pericolo per la libertà di coscienza e religiosa di tutti noi e fa, peraltro, intravedere all’orizzonte l’ombra di un pericoloso totalitarismo.

Prova che il rischio che ho paventato non è una boutade, ma è serio, è il fatto che anche la Corte Suprema degli Stati Uniti il prossimo ottobre dovrà decidere se sia lecito o meno il rifiuto per “motivi religiosi” di un pasticcere protestante anglicano  Jack Phillips, di confezionare la torta nuziale a una coppia omosessuale, ai sensi del Primo Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America, che sancisce la libertà di espressione della fede.

C’è da dire che Philips per il suo rifiuto di confezionare la torta nuziale alla coppia omosessuale è già stato condannato dalla Colorado Civil Rights Commission per avere violato le leggi contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e gli è stato vietato di continuare la sua attività di pasticcere.

Quello che è successo in America può accadere anche da noi.

L’episodio verificatosi in Calabria, montato ad arte dall’Arcigay, ha lo scopo certamente di suscitare l’obbrobrio morale nella coscienza sociale e così creare quell’humus necessario per favorire l’approvazione di leggi che prevedano sanzioni, che arrivino financo alla chiusura dell’attività lavorativa a chi volesse esercitare la propria libertà di coscienza e religiosa, com’è accaduto ad esempio al pasticcere americano.

Questi episodi sono utili per propiziare una cultura dello sdegno e così isolare chi non si sottomette e non si adegua alla dittatura del pensiero unico.

Certamente non è giusto discriminare nessun essere umano se discriminare significa che situazioni simili debbano essere trattate in modo uguale mentre situazioni diverse in modo differente, tuttavia non si può trascurare la tutela della libertà di ogni cittadino di voler rispettare la propria coscienza e/o i dettami previsti dal proprio credo religioso.

Non possiamo, comunque, non prendere atto che il principio di non discriminazione manifestazione del più generale principio di eguaglianza e che è presente nella Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) all’articolo 14 ed è riaffermato all’articolo 21 della Carta di Nizza è divenuto ormai la chiave di volta per far sì che qualsiasi desiderio diventi diritto.

Stando così le cose prepariamoci allora al crepuscolo della nostra libertà a favore di un totalitarismo ormai sempre più invadente.

lug 262017
 

La Calabria primo esperimento in Italia per la diffusione dell’ideologia gender di Giancarlo Cerrelli

Si stenta a credere ai propri occhi esaminando la proposta di legge regionale dal titolo: “Disposizioni contro le discriminazioni generate dall’identità di genere e dall’orientamento sessuale”, n. 251/2017 presentata dall’on. Giuseppe Giudiceandrea presso il Consiglio Regionale della Calabria il 22 giugno 2017.

Se dovesse essere approvata tale proposta di legge, la Calabria sarebbe la prima regione in Italia che si doterebbe di un piano programmatico per la diffusione e l’imposizione, in ogni ambito del proprio territorio, dell’ideologia gender, ideologia che ha lo scopo di togliere importanza al dato biologico sessuale, a favore del dato culturale e così favorire un’indifferenziazione sessuale.

Sono numerose le disposizioni previste dal disegno di legge che destano serie preoccupazioni.

Esaminiamone alcune:

1)   La proposta di legge usa più volte il costrutto ideologico “identità di genere” senza specificarne il significato e i limiti interpretativi; cosicché tale locuzione, potrà essere riempita di qualsivoglia contenuto da chi vorrà avvalersi del dispositivo legislativo regionale;

2)   La Regione – in ossequio all’art. 1 della proposta di legge regionale – assieme ai Comuni e a ogni altra istituzione avrà modo di favorire la penetrazione nel corpo sociale calabrese dell’ideologia di genere e tutto ciò avverrà con la scusa di contrastare presunte discriminazioni e violenze di genere che, invero, non sono affatto un’emergenza e un’urgenza sociale nella realtà calabrese; una prova  di ciò è data dal fatto che il progetto di legge non è stato in grado di fornire alcun dato, che sia scientificamente attendibile, circa le violenze di genere perpetrate nel territorio calabrese, tale da giustificare un simile provvedimento che impegna risorse pubbliche.

3)   Con il disposto di cui all’art. 2 della proposta di legge, che prevede che “la Regione promuova ogni azione necessaria all’integrazione sociale e lavorativa che tenga conto dell’orientamento sessuale e di genere”, si pongono le basi per una reale discriminazione sociale e lavorativa di coloro che a parità di condizioni non sono omosessuali. Tale legge sembra voler conferire un titolo di preferenza alle persone omosessuali rispetto agli altri cittadini.

4)   L’art. 3 del progetto di legge prevede, invece, a cura della Regione, una rieducazione dei docenti, del personale non docente e dei genitori degli studenti per contrastare i ruoli di genere. Lo scopo che, invero, si vuole attuare con questa norma è il superamento dei cosiddetti stereotipi di genere, cioè si vuole insinuare che sia una falsa credenza quella che afferma che vi siano due sessi e che vi siano alcune differenze naturali di ruolo. L’ideologia gender pretende, invece, l’indifferenziazione sessuale, favorendo piuttosto una molteplicità di orientamenti sessuali (si pensi che Facebook ne prevede 58) tra cui scegliere in base alla propria percezione.

5)   L’art. 4 è l’abstract inquietante e allarmante dell’intera proposta di legge. Entrano in gioco, infatti, i veri destinatari e protagonisti di tale proposta di legge: le associazioni LGBTIQA (Lesbiche, Gay, Bisex, Transgender, Intersex, Queer, Asexual). Tali associazioni avranno il compito di “misurare gli standard di responsabilità sociale delle imprese circa le eventuali discriminazioni basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”. Queste associazioni potranno, pertanto, propiziare la chiusura o la comminazione di sanzioni a imprese che non si conformeranno alla dittatura del pensiero gender. Con tale legge, difatti, sarà istituita una sorta di potere di controllo sulle imprese che in modo arbitrario e anche con eventuali ricatti sarà fonte di privilegi per una sola categoria di persone che avrà titolo di preferenza esclusivamente in base all’orientamento sessuale.

6)   La proposta di legge all’art. 5 dà, inoltre, alle associazioni LGBTIQA la possibilità di collaborare con le Aziende sanitarie locali e con i servizi socio assistenziali per “aiutare le persone ad accettare il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere.” Una tale collaborazione rientra nel piano di rieducazione della popolazione alla cultura gender. Gli adolescenti si troveranno, così, a dover subire lezioni di educazione sessuale nei consultori e a scuola da associazioni che promuovono la fluidità sessuale con la scusa di combattere le discriminazioni.

7)   La proposta di legge prevede tra l’altro di modificare la modulistica nei vari uffici per contrastare le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. Le modifiche saranno rappresentate dalla sostituzione dei termini tipo padre e madre a favore di genitore 1 e genitore 2  etc.

8)   È inquietante anche l’art. 6 che prevede che la Regione promuova iniziative di formazione – leggasi indottrinamento – per prevenire la violenza basata dall’orientamento sessuale o l’identità di genere, partendo guarda caso proprio dall’ambito familiare e scolastico.

9)   Se qualcuno pensasse che tutto ciò sia fatto senza l’esborso di soldi pubblici si sbaglia. La proposta di legge prevede, infatti, una spesa di 50 mila euro dei nostri soldi per dare forza a organizzazioni che hanno di mira un’azione militante volta a imporre una dittatura del pensiero unico che renda sempre più fluida la nostra identità sessuale.

 

La Regione Calabria è da auspicare che, piuttosto, impegni le proprie risorse e le proprie energie verso ciò che possa far crescere realmente il popolo calabrese, che soffre la piaga della disoccupazione, di collegamenti insufficienti, di un turismo che non decolla, di sacche di vera e propria povertà, di una cultura assistenzialista e malavitosa che non favorisce un vero sviluppo morale ed economico del territorio.

La Regione Calabria non segua le sirene di un falso progresso, mascherato da civiltà; si impegni, piuttosto, a favorire il recupero delle proprie radici culturali morali e religiose e non finanzi una cultura di morte, come quella gender, che con la scusa di superare le discriminazioni è volta a cancellare la nostra millenaria civiltà.

giu 202016
 

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Tavola Rotonda su Radio Maria del 19 giugno 2016 sul tema “Unioni civili e libertà di coscienza”. Hanno partecipato alla tavola rotonda condotta da Andrea Morigi: Fabrizio Turba, sindaco di Canzo (Co), il Dr. Domenico Airoma, vicepresidente del Centro Studi Rosario Livatino e l’Avv. Giancarlo Cerrelli.

giu 172016
 

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È veramente preoccupante la china ideologica intrapresa, ormai sempre con maggior vigore, dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), che pur dovendo rappresentare democraticamente la pluralità di tutte le componenti dell’avvocatura, conferma, invece, la sua vocazione di agente politico, che insieme ad altri, persegue l’obiettivo di una decostruzione dell’istituto familiare. È ciò che sostiene Giancarlo Cerrelli, avvocato esperto in diritto di famiglia e dei minori, che è stato audito qualche giorno fa, assieme ai rappresentanti dell’OUA e del Consiglio Nazionale Forense, dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati circa un’indagine conoscitiva diretta a verificare lo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozione ed affido.

L’OUA in un comunicato in cui auspica una riforma dell’istituto dell’adozione, ha sostenuto pretestuosamente – afferma Cerrelli – che il miglior interesse dei minori, sia soltanto quello di dare loro affetto e cura, così tentando di perseguire il fine ideologico di allargare la platea degli adottanti anche ai non coniugati, agli uniti civilmente dello stesso sesso e ai single. È veramente raccapricciante – continua Cerrelli – che si riduca un rapporto adottivo soltanto all’affetto e alla cura, che sono elementi che possono avere attori e destinatari fungibili, questi ultimi anche di specie diversa (basti pensare alla cura e all’affetto che il padrone destina al suo animale).  L’obiettivo, tuttavia, più inquietante è quello che vuole banalizzare il dato biologico della filiazione a favore di una non meglio precisata filiazione sociale o relazionale. Citando impropriamente la Corte EDU, infatti, l’OUA sostiene che “a parità di condizioni nessuno può essere discriminato”, non considerando, tuttavia, che i veri discriminati – se fosse accolta la proposta dell’OUA –  sarebbero soltanto i minori, a cui sarebbe loro negato il fondamentale diritto di crescere con un papà e una mamma e ciò soltanto per soddisfare unicamente il desiderio degli adulti.

L’avv. Cerrelli sostenendo, invece, che nello spirito della legge 184/1983 sia da tutelare primariamente il diritto del minore a crescere nella propria famiglia, invita gli avvocati a mostrare il proprio disappunto per questa deriva ideologica totalitaria assunta da un organo che dovrebbe rappresentare tutte le componenti dell’avvocatura e che invece, con questa posizione, rappresenta soltanto una ristretta élite connotata ideologicamente.

giu 092016
 

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http://it.radiovaticana.va/news/2016/06/09/e_legge_in_italia_il_reato_negazionismo/1235956

E’ legge il reato di negazionismo. Con il via libera ieri da parte della Camera d’ora in poi rischia la reclusione da 2 a 6 anni chi incita all’odio razziale che si fonda “in tutto o in parte sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio, contro l’umanità o di guerra”.  Plaude la Comunità ebraica che parla di giornata  storica, mentre tra gli storici resta il timore che il provvedimento possa perseguire il  reato di  opinione e impedire quindi la discussione sulla verità storica. Paolo Ondarza:

Incitare al negazionismo o al genocidio in Italia da oggi è reato. La legge prevede la reclusione fino ad un anno e sei mesi o la multa fino a 6mila euro per chi propoaganda  idee fondate sulla superiorità o sull’odio  razziale o etnico, o istiga a commettere atti discriminatori per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Prevista la reclusione da 2 a 6 anni, nei casi in cui la propaganda e l’incitamento si fondino sulla negazione della Shoah o dei crimini di genocidio. Vietata anche ogni organizzazione che abbia tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione: chi vi partecipa rischia da 6 mesi a 4 anni di prigione che passano fino a 6 anni per chi promuove o dirigi tali associazioni. Giancarlo Cerrelli, consigliere centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani:

R. – Sono contrario al negazionismo. Lo direi chiaramente. Proprio per questo, però, credo che il negazionismo vada contrastato non con il carcere, ma dal punto di vista scientifico. Il fatto che diventi reato un’opinione la diffusione di un pensiero è un’aggravante innestata sulla legge Mancino-Reale, che diventa pericolosa.

D. – Perché? Qual è il rischio?

R. – Il rischio è che anche, eventualmente, la diffusione di idee buone, di idee vere, un domani possa essere punito. C’è una sorta di pedagogia di Stato che ci indica ciò che dobbiamo pensare e ciò che non dobbiamo pensare, perché altrimenti finiamo in carcere. Io ripeto: sono contrario al negazionismo, ma il contrasto non può avvenire con il carcere.

D. – Indubbiamente, va rilevato come fatti di cronaca, anche recenti, ci riportino il fenomeno dell’intolleranza, dell’antisemitismo come purtroppo un fenomeno ancora vivo…

R. – Ovviamente, l’antisemitismo va punito, ma ci sono già le leggi in vigore che puniscono adeguatamente questi reati. Non sono per niente d’accordo su questa legge che ha fornito un’aggravante a questi reati, un’aggravante che limita gravemente la libertà di pensiero, la libertà di opinione.

D. – E’ questa la critica mossa da diversi storici, che vedono in questa legge prefigurarsi il reato di opinione e, quindi, un impedimento alla discussione sulla verità storica…

R. – Un domani anche delle idee buone potrebbero essere punite, perché la pedagogia di Stato ci dice cosa dovremmo pensare per essere buoni cittadini. Io credo che, dal punto di vista scientifico, una legge di questo tipo potrebbe essere innanzitutto il presupposto di altre leggi e la prima potrebbe essere proprio la legge anti-omofobia.

D. – Perché? Qual è il legame?

R. – Sulla stessa legge Mancino-Reale era innestata la legge anti-omofobia, che è stata approvata dalla Camera e che è ancora in Senato, e questa legge è pericolosissima anche per il fatto che impone pedagogicamente di pensare alle unioni omosessuali, al matrimonio omosessuale, all’adozione omosessuale in un certo modo, pena il carcere. Io temo molto per la libertà di pensiero. Non per tutte le idee si giunge ad una punizione del genere. Per esempio, a me viene da pensare che il comunismo è un’ideologia che ha fatto milioni di morti. E’ notoriamente ormai accertato che ha fatto più morti il comunismo nel mondo che il nazismo. Ebbene, al momento, nessuno ha preso qualche provvedimento contro la diffusione di testi che inneggino oppure propagandino idee comuniste. Si costituiscono anche partiti con la denominazione “comunisti”, ma nessuno si è mai sognato, al momento, di dire: puniamo con il carcere chi diffonde queste idee.