dic 192011
 

Da Hamleys a Londra il giocattolo diventa unisex. Il celebre negozio su Regent Street, da 250 anni il maggior ‘paradiso dei balocchi’ britannico, ha abolito la distinzione per colore dei suoi cinque piani: azzurro per maschietti, rosa per femminucce. Con cinque milioni di visitatori all’anno, Hamleys e’ una delle maggiori attrazioni turistiche della capitale. La decisione di abolire la distinzione dei giocattoli per sesso e’ stata salutata su Twitter come ”la fine dell’apartheid”.

La storica decisione di Hamleys potrà apparire ai più come un adeguamento ai tempi che cambiano, ma è, invece, un chiaro cedimento alla c.d. cultura uni-gender, che mira a trasformare la persona umana, uomo e donna, in un soggetto asessuato.

E’ in corso, da qualche tempo, infatti, il tentativo di dissolvere radicalmente i vincoli più intimi della società; si sta tentando di attuare un’opera di trasformazione dei diritti umani per mezzo di un lungo processo all’interno della cultura occidentale, compiuto da varie e potenti correnti culturali, che si caratterizzano come «costruttivistiche», o come «decostruttivistiche», e che hanno lo scopo di ri-costruire i rapporti tra gli uomini liberandoli dalla legge che è inscritta nella loro natura. 

E’ con la Conferenza di Pechino del 1995 – che ha eretto il concetto di «genere» come pilastro normativo, politico, sociale ed economico del nuovo ordine mondiale – che questo rivoluzionario progetto culturale ha trovato un decisivo slancio. I governi di tutto il mondo, da quel momento, sono stati invitati a diffondere l’Agenda di Genere in ogni programma politico e in ogni istituzione sia pubblica che privata.

L’ideologia gender che viene proposta, come in questo caso in modo subliminale, tende ad un’opera di «decostruzione» della realtà umana e sociale che ha per fine l’eliminazione delle differenze fra i sessi, che non sarebbero inscritte nella natura, ma sarebbero frutto esclusivo dello sviluppo culturale nella storia. Secondo questa ideologia spetterebbe alla donna condurre in prima fila la lotta di liberazione, non soltanto con leliminazione de iprivilegi maschili, ma, soprattutto, con labolizione di tutte le differenze fra uomini e donne.

Queste correnti arrivano a considerare, tra l’altro, l’unione omosessuale uno status, significa che su questa relazione, tutta convenzionale, si può costruire una società nuova. Ciò implica una trasformazione dei valori umani sulla sessualità, il matrimonio e la famiglia in mere «opzioni» simboliche a partire da una decostruzione della sessualità e dei generi. Per esprimere questa nuova antropologia uni-gender, anche nell’ambito del diritto, in vari Stati sono state presentate alcune proposte di legge e talora, come in Spagna, si è attuata una vera e propria riforma legislativa volta a modificare il linguaggio giuridico, trasformando, così,  la persona umana, uomo e donna, in un soggetto asessuato.

La scelta, dunque, del celebre negozio londinese di abolire la distinzione dei giocattoli per sesso e riorganizzarli per tipologie, è in linea con questa nuova antropologia, che per trovare un pieno accoglimento sociale, ha bisogno di diventare “senso comune”, cioè cultura.

Non ci meraviglia, pertanto, che questo processo volto a creare un nuovo “senso comune” passi attraverso un negozio di giocattoli. I giocattoli sono da sempre considerati strumenti di formazione dell’identità anche sessuale e umana di una persona e ora, purtroppo, saranno usati per obbedire ad una pericolosa e deleteria opera di omologazione tra i sessi.

                                                                                             Giancarlo Cerrelli