dic 312011
 

 

E’ finito un nuovo anno. Tanti ricordi, nuove speranze. Solitamente quando finisce qualcosa – ad es. un amore, un’amicizia, la vita di una persona cara – si è invasi dalla tristezza, ciò, invece, non si verifica quando finisce un anno. In questa occasione è ricercato ogni tipo di distrazione, pur di non pensare che un altro anno della  nostra vita finisce e che inesorabilmente si avvicina la  nostra fine terrena. Si, perché la vuota allegria, quasi scaramantica dell’ultimo dell’anno è orientata prevalentemente a cercare l’inveramento quasi magico di speranze contingenti – ad es.  i soldi, la carriera, il potere, il piacere –  dimenticando, però,  l’origine della Speranza che è la vera fonte della felicità.

La morte, per la comune degli uomini, è da allontanare dai pensieri, eppure il tempo che passa dovrebbe indurre a porci alcune domande sul senso della  vita e della morte.

Cos’è la vita? Solo un mero susseguirsi di eventi che dobbiamo sfruttare per acquisire sempre più averi, più potere e più piacere? O è invece un tempo per realizzarci come persone? E’ sicuramente  necessario comprendere che è un tempo in cui la vita o è orientata al nostro Creatore, o è priva di senso.

Si può fuggire quanto si vuole  dalla presenza del Creatore, ma prima o poi la vita ci porta a fare i conti con Lui.

Se non  comprendiamo di essere creature si sbaglia la prospettiva  da cui guardiamo  la vita.

La società postmoderna ci induce a non pensare, a non riflettere sul senso della nostra vita. Ognuno di noi, in questo contesto sociale è immerso in una “dittatura del relativismo”, è una monade; stiamo uno accanto all’altro, senza essere assieme, ognuno di noi è dio a se stesso, ognuno pretende di avere la sua verità. Si è, altresì, sudditi di una dittatura del desiderio, si ritiene che tutto ciò che sia fattibile tecnicamente,  sia lecito, fintantoché soddisfi un desiderio.

L’uomo contemporaneo non ha più tra le mani il timone della propria vita, ma viene sospinto dai flutti dei desideri e delle emozioni che lo portano a naufragare in luoghi aridi e impervi, privi di luce che, alla lunga, lo debilitano moralmente.

La rinascita è possibile non cercando vie di fuga dalla realtà, ma vivendo la vita reale con le sue gioie e con le sue pene.

L’augurio, pertanto, che sento di fare per l’anno che viene è che ogni uomo possa acquisire la sapienza della vita, la comprensione che ciascuno è un essere umano unico e irripetibile voluto da Dio e che soltanto dal riconoscerci delle creature è possibile l’inizio di una ripartenza. La crisi in cui siamo immersi, come dice il Romano Pontefice, più che una crisi di tipo economico e finanziario è una crisi etica.

Correnti culturali stanno lavorando alacremente a costruire un uomo nuovo non tenendo conto della natura inscritta dentro di lui;  ad esempio  l’ideologia  c.d. gender  in modo subliminale, sta perseguendo un’opera di «decostruzione» della realtà umana e sociale che ha per fine l’eliminazione delle differenze fra i sessi, che, secondo questa ideologia, non sarebbero inscritte nella natura, ma sarebbero frutto esclusivo dello sviluppo culturale nella storia.

Per il nuovo anno, nonostante queste pericolose insidie, il miglior augurio che si possa fare è che che il cuore di ogni uomo e di ogni donna possa ritornare a Dio e riconoscere in Gesù ancora Bambino il Dio che salva. Tendiamogli la mano, facciamolo entrare nel nostro cuore e la nostra vita e quella della società risorgerà.

Tanti auguri!!!