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Molto spesso è facile scambiare per arte ciò che arte non è.  Non tutto ciò che viene prodotto dall’uomo, infatti, può essere considerato arte e non tutti coloro che ritengono di essere degli artisti possono essere annoverati come tali.

Un chiaro esempio di come si possa offendere l’arte con la A maiuscola è quello che viene dato da una rappresentazione teatrale che tra qualche giorno arriverà in Italia e il cui  regista è il romagnolo Romeo Castellucci.

Si tratta di uno spettacolo oggettivamente blasfemo, intitolato: “Sul concetto di volto nel Figlio di Dio”. Questa rappresentazione,  che ha determinato fortissime proteste in Francia, prevede, durante la messa in scena, che un gruppo di bambini lancino delle granate contro il famoso quadro di Antonello da Messina, raffigurante Nostro Signore Gesù Cristo.  Lo spettacolo si conclude con una scena in cui il volto di Nostro Signore viene ricoperto da escrementi, mentre un odore nauseabondo invade la sala.

Lo spettacolo è in cartellone dal 24 al 28 gennaio 2012 presso il teatro “Parenti” di Milano.

In Francia, di fronte a questa palese offesa di Dio e della fede cristiana, vi è stata una vera e propria mobilitazione dei fedeli, che è stata appoggiata anche da molti vescovi e sacerdoti.

Anche il mondo politico francese ha preso posizione: una dichiarazione contro quella che è stata chiamata cristianofobia è stata firmata nel mese di dicembre da 58 deputati dell’Assemblea nazionale francese, che hanno stigmatizzato anche il fatto che tale spettacolo, che si “scatena contro il cristianesimo tramite lo schermo, il cinismo e l’ironia”, ricevesse sovvenzioni pubbliche.

Nessuna giustificazione può essere concessa a  chi spaccia per libertà di espressione, tra l’altro, mal compresa e senza limiti, uno spettacolo inaccettabile, che mira ad offendere la sensibilità dei fedeli e di tutti gli uomini di buon senso, ma  che offende soprattutto Dio.

Nel clima di relativismo etico in cui è immersa la nostra società, la libertà è intesa come il fare ciò che si vuole e di questa mentalità ne risentono evidentemente anche le espressioni artistiche. Domina il cosiddetto estetismo, che non prende sul serio nulla e nessuno poiché il centro del mondo è l’artista, che si concepisce come una divina genialità, dissolvendo infine anche i valori dell’arte stessa in favore del valore supremo: l’onnipotenza dell’artista assolutamente libero.

Purtroppo si è lontani da ciò che il filosofo e scrittore russo Vladimir Sergeeviã Solov’ëv (1853-1900) riconosceva come arte, quando affermava: «che l’attività artistica non ha alcun altro presunto oggetto più alto di quello di servire, nella sua propria modalità e con i suoi propri mezzi, l’obiettivo universale della vita umana».