ago 152013
 

CERVELLI IN AFFITTO

Esempi concreti di come il reato
di omofobia rischi di portare
in Italia il reato di opinione
Domenica scorsa Marco Tarquinio,
direttore di Avvenire, ha scritto un
coraggioso editoriale, intitolato: “Non ci
zittiremo”. Perché? A partire dal 6 agosto
Avvenire ha iniziato a pubblicare un
dossier sull’utero in affitto. Di questo
fenomeno si era già parlato, con una certa
attenzione, sul quotidiano online la
Nuova bussola, sul settimanale Tempi, ed
in altri luoghi della rete (vedi manifesto
su: facebook.com/uteroinaffitto). Ma spetta
ad Avvenire l’indubbio merito di aver
promosso un’ indagine ricca ed
esauriente su questa “nuova schiavitù”,
come la ha definita più volte anche
l’onorevole Giovanardi. Ma si sa, certi
racconti scoperchiano verminai
spaventosi, che nessuno vorrebbe far
conoscere nella loro realtà. Di qui la

risposta di Giuseppina La Delfa,
presidente di Famiglie arcobaleno, sul
quotidiano diretto da Lucia Annunziata,
l’Huffington Post: macché nuova schiavitù,
le donne che affittano l’utero sono donne
aperte, “forti, immensamente libere da
qualsiasi oppressione. Più libere di tante
altre, incatenate da luoghi comuni e miti
obsoleti…”. Dire poi che a questo mercato
del corpo delle donne accedono anche (e
non solo) coppie gay, cosa risaputa,
costituirebbe istigazione “all’odio e al
disprezzo per le persone omosessuali”.
Ecco, di fronte a questa accusa,
violenta, falsa ed intollerante, Tarquinio
non poteva che rispondere come ha fatto:
“La diffamatoria polemica, firmata da
un’organizzazione gay… è degna di essere
segnalata per quello che conferma e
annuncia. L’accusa di ‘omofobia’ viene
scagliata con aggressiva facilità non solo
contro chiunque affronti senza allinearsi
all’ideologia “gender” temi che in
qualche modo concernono
l’omosessualità, ma anche contro
chiunque ragioni a difesa della naturalità
della procreazione umana e si batta per
de-mercificarla. Chi ancora pensa che sia
esagerato porre la questione della libertà
di espressione di fronte al testo di legge
sull’omofobia che è all’esame del
Parlamento italiano ha tempo per
rifletterci su e per rimediare”.
E’ ben chiara, dunque, la posta in gioco
(denunciata dai Giuristi per la Vita, dalla
Nuova bussola, dalla Manif pour tous
Italia, da deputati e senatori, da
personalità del mondo laico come
Ostellino e di quello cattolico come il
vicepresidente dei Giuristi cattolici
Cerrelli): la legge promossa da Ivan
Scalfarotto (collaboratore anch’egli
dell’Huffington Post) contro l’omofobia e
la transfobia, introducendo un reato
d’opinione, diventa un potenziale
strumento di oppressione utilizzabile in
qualunque modo. Raccontare che coppie
gay vanno all’estero per affittare l’utero
di una donna, è “omofobia”? Spiegare,
come fa Debora Spar, in “The Baby
Business”, che questo mercato degli uteri,
cui accedono coppie gay da tutto il
mondo, genera un giro di soldi
incredibile, è anch’esso un atto
“omofobico”? Opporsi ai matrimoni gay,
in nome del diritto di un bambino ad
avere un padre e una madre, sarà,
domani, un reato d’opinione punibile
draconianamente? Tutto fa pensare che
questa sia proprio l’intenzione di
Scalfarotto stesso e di buona parte del Pd
che lo appoggia.
Citerò a prova di questo un testo, con
postfazione entusiasta dello stesso
Scalfarotto, di Chiara Lalli: “Buoni
genitori. Storie di mamme e di papà gay”
(Il Saggiatore, 2009). Lalli descrive quelle
che secondo lei sono le nuove “famiglie”
ideali. Racconta così di una di queste
composta da due padri e due madri:
bella, bellissima, sostiene, solo i cattolici
e il Papa non lo vogliono comprendere,
perché sono… omofobi… (non è chi non
veda, qui, una latente papofobia e
cristianofobia). Un’altra coppia ideale?
Quella formata da Francesco, dal suo
compagno, e dalla madre surrogata
californiana Judy. Lalli lascia la parola,
estasiata, alla coppia di padri. I quali
raccontano di società che affittano gli
uteri ai gay “a prezzi astronomici”; di
tante donne “incredibili” (infatti, non ci
crede nessuno…), che lo fanno gratis; di
omofobi, specie cattolici, e di preti
“stronzi” come il Papa, che non
comprendono; di quanto è “da film
dell’orrore” la solita famigliola borghese
“con due figli, il marito… e la moglie che
sta a casa a fare la mamma”; di quanto
sarebbe bello che “beccassero un Bondi
che si scopa una transessuale
brasiliana”….
Ma la verità si trova anche in mezzo
alle favole e agli insulti. Dichiara infatti il
padre gay citato: “Noi non abbiamo alcun
timore di affrontare il momento in cui i
bimbi ci faranno domande: non solo
siamo in ottimi rapporti con Judy, ma
siamo anche in contatto con la donna che
ha donato gli ovuli, con la madre
genetica. Quando sarà il momento, se lo
vorranno, i bambini potranno parlare con
loro, potranno avere tutte le risposte…
Quando Violetta vorrà conoscere la
madre biologica, che tra l’altro le
assomiglia moltissimo, andremo in
California e le faremo conoscere la donna
che ha donato un ovulo per farla
nascere…”. Povera Violetta: progettata
“orfana di madre”, a spese di due donne,
che hanno venduto una gli ovuli, l’altra
l’utero; povera Violetta, che si sa già che
un giorno, come tutti, cercherà la madre,
quella genetica e poi, forse tempo e soldi
permettendo, quella gestazionale…
Povera Violetta, che non capisce…
omofoba, in verità, anche lei…
Francesco Agnoli