giu 172016
 

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È veramente preoccupante la china ideologica intrapresa, ormai sempre con maggior vigore, dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (OUA), che pur dovendo rappresentare democraticamente la pluralità di tutte le componenti dell’avvocatura, conferma, invece, la sua vocazione di agente politico, che insieme ad altri, persegue l’obiettivo di una decostruzione dell’istituto familiare. È ciò che sostiene Giancarlo Cerrelli, avvocato esperto in diritto di famiglia e dei minori, che è stato audito qualche giorno fa, assieme ai rappresentanti dell’OUA e del Consiglio Nazionale Forense, dalla Commissione Giustizia della Camera dei Deputati circa un’indagine conoscitiva diretta a verificare lo stato di attuazione delle disposizioni legislative in materia di adozione ed affido.

L’OUA in un comunicato in cui auspica una riforma dell’istituto dell’adozione, ha sostenuto pretestuosamente – afferma Cerrelli – che il miglior interesse dei minori, sia soltanto quello di dare loro affetto e cura, così tentando di perseguire il fine ideologico di allargare la platea degli adottanti anche ai non coniugati, agli uniti civilmente dello stesso sesso e ai single. È veramente raccapricciante – continua Cerrelli – che si riduca un rapporto adottivo soltanto all’affetto e alla cura, che sono elementi che possono avere attori e destinatari fungibili, questi ultimi anche di specie diversa (basti pensare alla cura e all’affetto che il padrone destina al suo animale).  L’obiettivo, tuttavia, più inquietante è quello che vuole banalizzare il dato biologico della filiazione a favore di una non meglio precisata filiazione sociale o relazionale. Citando impropriamente la Corte EDU, infatti, l’OUA sostiene che “a parità di condizioni nessuno può essere discriminato”, non considerando, tuttavia, che i veri discriminati – se fosse accolta la proposta dell’OUA –  sarebbero soltanto i minori, a cui sarebbe loro negato il fondamentale diritto di crescere con un papà e una mamma e ciò soltanto per soddisfare unicamente il desiderio degli adulti.

L’avv. Cerrelli sostenendo, invece, che nello spirito della legge 184/1983 sia da tutelare primariamente il diritto del minore a crescere nella propria famiglia, invita gli avvocati a mostrare il proprio disappunto per questa deriva ideologica totalitaria assunta da un organo che dovrebbe rappresentare tutte le componenti dell’avvocatura e che invece, con questa posizione, rappresenta soltanto una ristretta élite connotata ideologicamente.

gen 152013
 
Comunicato di Alleanza Cattolica, 14 gennaio 2013

 

Il 13 gennaio 2013 si è svolta a Parigi la «Manif pour tous», intesa a protestare contro il progetto di legge del presidente socialista François Hollande sul «matrimonio per tutti», che estende la nozione di matrimonio alle coppie omosessuali. Alleanza Cattolica ha aderito a questa, che è stata la più grande manifestazione contro il matrimonio omosessuale della storia, e che merita qualche specifica considerazione.

1. In Francia Hollande è riuscito a sconfiggere nelle elezioni il presidente uscente di centro-destra Nicolas Sarkozy perché molti francesi erano stanchi della subalternità alla Germania e alle istituzioni europee dell’amministrazione Sarkozy, e senza dubbio alcuni non apprezzavano neppure la forte influenza della massoneria francese su tale amministrazione. Nonostante le promesse elettorali, il nuovo governo Hollande continua a dipendere strettamente dalle istituzioni europee a guida tedesca nella gestione dell’economia – semmai rincarando la dose di «austerità» e di tasse – e, quanto alla massoneria, per la prima volta nella storia francese tre dei quattro ministeri detti «sovrani» che tradizionalmente determinano la politica nazionale – Interni, Esteri, Giustizia e Difesa – hanno ora titolari che sono stati iniziato nelle logge massoniche (cfr. Sophie Coignard, «Hollande et ses franc-maçons», «Le Point», n. 2.013, 3 gennaio 2013, pp. 44-48). Se non ha nessuna autonomia in campo economico, l’amministrazione Hollande può però distinguersi nel campo dei «diritti», introducendo il matrimonio omosessuale e, in prospettiva, l’eutanasia.

2. La manifestazione di Parigi ha avuto un grande successo, e ha messo in difficoltà il governo, perché è riuscita a tenere insieme persone e forze diversissime unite dall’ostilità al matrimonio omosessuale: cattolici, ebrei, musulmani, atei, socialisti e anche omosessuali che considerano una legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso un errore.

3. Nessuna forza politica di qualche dimensione ha sostenuto in modo unanime la manifestazione. Lo stesso Fronte Nazionale della signora Marine Le Pen si è diviso, con la sua presidente che ha dichiarato di non volere partecipare temendo «derive omofobe», mentre hanno partecipato alla manifestazione anche esponenti di qualche rilievo dello stesso Partito Socialista.

La campagna elettorale in corso nel nostro Paese invita a qualche riflessione sul tema «Oggi in Francia, domani in Italia». Il Partito Democratico – con i suoi alleati di Sinistra e Libertà – propone da tempo il riconoscimento delle unioni omosessuali e ha almeno il pregio di esprimersi sul tema in modo chiaro e senza infingimenti. Anche il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Rivoluzione Civile del giudice Antonio Ingroia si sono espressi, con diverse modalità, a favore del riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso.

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