giu 232012
 

19:49 – LEGGE 194: CERRELLI (UGCI), “UNA VERA E PROPRIA DISCRIMINAZIONE” DELLA CONSULTA

“Dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell‘art. 4 della 194/78, prendiamo atto, che per il nostro ordinamento giuridico, non tutte le vite degli esseri umani sono uguali”. Lo ha detto questa sera Giancarlo Cerrelli, vice presidente dell‘Unione Giuristi Cattolici italiani (Ugci) dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Per Cerrelli “il non aver riconosciuto pari dignità alla vita umana ancora nel grembo con quella già nata, si è legittimata una vera e propria discriminazione a danno di quegli esseri umani innocenti e indifesi, di cui non si intende tener conto perché non hanno la possibilità di scendere in piazza per protestare e soprattutto, perché non sono titolari di elettorato attivo”. In attesa delle motivazioni della sentenza, che ci “faranno comprendere il ragionamento della Consulta – conclude il rappresentante dell‘Ugci – ci appare chiaro sin da ora che per avallare un malinteso senso di libertà della donna, si sia consacrata l’uccisione ingiusta di esseri umani innocenti, che riteniamo siano i veri discriminati dal nostro ordinamento giuridico e dalla nostra società”.

giu 202012
 

Dopo la pronuncia della Corte costituzionale che ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell’art. 4 della 194/78, prendiamo atto, che per il nostro ordinamento giuridico, non tutte le vite degli esseri umani sono uguali.

Il non aver riconosciuto pari dignità alla vita umana ancora nel grembo con quella già nata, si è legittimata una vera e propria discriminazione a danno di quegli esseri umani innocenti e indifesi, di cui non si intende tener conto perché non hanno la possibilità di scendere in piazza per protestare e soprattutto, perché non sono titolari di elettorato attivo.

In attesa delle motivazioni della sentenza, che ci faranno comprendere il ragionamento della Consulta, ci appare chiaro sin da ora, che per avallare un malinteso senso di libertà della donna, si sia consacrata l’uccisione ingiusta di esseri umani innocenti, che riteniamo siano i veri discriminati dal nostro ordinamento giuridico e dalla nostra società.

Avv. Giancarlo Cerrelli

Vice Presidente Centrale Unione Giuristi Cattolici Italiani

 

 

 

 

mag 292012
 

di Giancarlo Cerrelli

 

La fecondazione di tipo eterologo può essere definita come un metodo artificiale di fecondazione in cui sono usati gameti non appartenenti alla coppia.

Su tale tema, il 22 maggio 2012, la Corte Costituzionale si è, finalmente, pronunciata sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dai Tribunali di Firenze, Catania e Milano relativamente al divieto di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo sancita dalla legge n. 40 del 2004, restituendo gli atti ai giudici rimettenti perché valutino la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre 2011 (S.H. e altri contro Austria), sulla stessa tematica.

Tale pronuncia della Consulta è da salutare con favore perché ha permesso di salvare, per il momento, la legge 40/2004, nella parte in cui prevede il divieto di poter far ricorso, in Italia, alla fecondazione eterologa.

C’è chi considera la fecondazione eterologa compatibile con il nostro ordinamento, tentando di assimilarla, in modo del tutto infondato e subdolo, all’adozione dei minori, sostenendo che anche in questa fattispecie il minore non gode dei suoi genitori biologici. Esiste, tuttavia, un’enorme differenza tra la fecondazione eterologa e l’adozione. L’adozione, infatti, non ha come obiettivo principale quello di soddisfare un desiderio di genitorialità (come avviene con la fecondazione artificiale), quanto piuttosto di rispondere alla necessità dei bambini, che si trovano in uno stato di abbandono materiale o morale, di vivere in una famiglia ove sia presente la figura paterna e materna. Di qui la nota formula secondo cui l’adozione di minori non è lo strumento per dare un figlio a chi non ne ha, ma, al contrario il mezzo per dare dei genitori a chi non ne ha. Il principio fondativo dell’adozione è dunque opposto a quello su cui si basa la fecondazione eterologa.  Continue reading »

mag 242012
 

 

di Giancarlo Cerrelli

La Corte Costituzionale pronunciandosi sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dai Tribunali di Firenze, Catania e Milano relativamente al divieto di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo sancita dalla legge n. 40 del 2004 e restituendo gli atti ai giudici rimettenti per valutare la questione alla luce della sopravvenuta sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre 2011 (S.H. e altri contro Austria), sulla stessa tematica, ha, così, confermato il divieto di fecondazione eterologa legittimamente previsto dall’art.4 comma 3 della legge 40/2004.

 

La pronuncia della Consulta ha, dunque, rallentato la pretesa del “partito dei giudici” di riscrivere le basi giuridiche e valoriali del nostro Paese, anche nel campo bioetico, a dispetto, invece, del comune sentire dei cittadini. A volte capita di dimenticare che non esiste un “diritto al figlio” a tutti i costi. Il desiderio di un figlio, infatti, non può divenire un obiettivo assoluto che prevalga sulla dignità della vita umana e sul rispetto del principio di certezza delle relazioni familiari.

 

Pertanto, la pronuncia della Corte Costituzionale, si pone – nei confronti di quelle “forze culturali e politiche”, che sono artefici del tentativo di promuovere giuridicamente “nuovi presunti diritti”, senza corrispondenti doveri – come argine ad una deriva morale e giuridica, che incombe sulla nostra società e di cui le Corti di giustizia, quando tendono a sostituirsi ai Parlamenti, sono anche responsabili.

dic 132011
 

Ancora un no della Consulta alle nozze tra persone omosessuali. in Iustitia (ed.Giuffrè) 2/2011.

Cerrelli Iustitia 2-2011 (testo dell’articolo in pdf)

Abstract

 L’autore, nella nota, prende spunto dall’ordinanza n. 4/2011 della Consulta, che, per la terza volta in meno di un anno, dice no alle nozze tra persone dello stesso sesso, ponendo una particolare attenzione al processo culturale e giuridico in atto nelle società occidentali, che  tenta di imporre nel nostro ordinamento un nuovo paradigma dei diritti umani. Tale processo ha lo scopo di dissolvere radicalmente i vincoli più intimi della società e scardinarne le basi fondate sul diritto naturale. Giancarlo Cerrelli evidenzia come tale processo si avvalga dell’arma potente del diritto per tentare di imporre attraverso provvedimenti giurisdizionali, ciò che non è contemplato dalla legge.