mar 292019
 

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QUELLO CHE C’È IN GIOCO.

Qualcuno si chiederà come mai quando si parla di temi eticamente sensibili si alza l’attenzione dei media e si inasprisce il dibattito politico. 
Come mai quando si parla di #famiglia#aborto, unioni civili, #eutanasia#utero in affitto si suscita una bagarre politica e mediatica? È noto cosa è accaduto, solo in questo mese, con la pubblicazione del “#Volantino di #Crotone” per la festa della donna e il dibattito esilarante che sta suscitando, in questi giorni, il #Congresso di #Verona.
La verità è che è proprio su questi temi che si gioca il futuro della nostra civiltà. 
Un mondo sta morendo, un altro sta nascendo.
Cosa vogliamo per il futuro dei nostri #figli?
Vogliamo una civiltà aderente alla realtà e alla grammatica dell’umano, oppure una #civiltà che si regge sull’esaltazione dei desideri e delle emozioni e che propizia una società in cui ogni desiderio diventi diritto?
Quello in atto non è uno sterile dibattito, ma è una battaglia cruciale e decisiva per il futuro del nostro popolo. 
I poteri forti, sostenitori di questa Unione Europea senz’anima, con i loro terminali in Italia, alzano i toni perché non vogliono che il loro lavoro di anni possa essere messo in pericolo.
Il loro scopo è quello di imporci e di suscitare una umanità priva di identità, una società sempre più fluida e soggiogata dalla dittatura del desiderio, meglio controllabile e manipolabile da tali poteri forti.
E noi cosa facciamo, li lasciamo fare? Stiamo a guardare?

giu 102012
 

di Giancarlo Cerrelli

Ciò che il coordinamento di talune associazioni si appresta a chiedere al Comune di Crotone ha un sapore alquanto inquietante e sinistro.

Tali associazioni, infatti – assieme all’assessore alla cultura del Comune pitagorico – pur essendosi certamente accorte di come i cittadini crotonesi, ormai, non nutrano più alcuna speranza per il loro futuro, hanno pensato bene, che sia arrivato finalmente il momento, dopo averli demoralizzati nell’animo, di aiutarli a morire anche nel corpo.

Infatti, senza alcuna necessità e urgenza sociale, tali benemerite associazioni hanno ritenuto opportuno promuovere un dispositivo ideologico di morte, chiedendo al Comune di Crotone la costituzione del registro del testamento biologico.

E’ preoccupante dover prendere atto, che anche a Crotone, si affacci quel rigurgito nichilista, promosso da una certa cultura libertaria, che tende a cancellare la dignità di essere umano al malato terminale e a quello disabile.

Il malato, invero, specie se gravemente disabile, non va mai incontro a una riduzione della sua dignità in quanto rimane sempre un essere umano, a prescindere dalla qualità della sua vita..  Se riconosciamo ciò che il malato terminale e il disabile ci donano in termini d’interrogazione sulla nostra vita e sui nostri rapporti, su ciò che abbiamo ricevuto e su ciò che possiamo donare, allora la vita di un uomo può avere un senso profondo e talora profetico anche in situazioni estreme.

Sarebbe sconfortante, pertanto, dover constatare che il Comune di Crotone si interessasse ad una iniziativa maldestra come questa, tesa a  favorire e a facilitare la morte, piuttosto che a sostenere quelle iniziative di promozione umana e culturale di cui la nostra città ha tanto bisogno.

Non comprendiamo, peraltro, la “fuga in avanti” del tutto ideologica, che queste associazioni, anche con il benestare dell’assessore alla cultura, hanno intenzione di attuare, pur in presenza di un disegno di legge nazionale teso a regolamentare la materia e che è in attesa di essere approvato dal Senato della Repubblica, dopo la già avvenuta approvazione da parte della Camera dei Deputati.

Pertanto, in un momento storico in cui la nostra città sta vivendo una delle crisi più severe della sua storia, ci aspettiamo dal Comune di Crotone dei segnali di sostegno concreto nei confronti di quelle famiglie, purtroppo numerose, che hanno nel loro seno dei malati terminali, o disabili, piuttosto che appoggiare un dispositivo ideologico, che mira a favorire una cultura di morte e che porta inesorabilmente a prostrare ulteriormente il morale del corpo sociale della nostra città.

 

 

 

 

dic 112011
 

E’ sconfortante rilevare che un giurista della fama di Stefano Rodotà usi la Costituzione italiana considerandola “unica bussola” (la Repubblica 21.11.2011 p. 25) con l’intento malcelato di dettare l’agenda etica al Parlamento e al nuovo Governo.
Il noto giurista afferma che:
“Se alla lealtà verso la Costituzione dobbiamo continuare a rifarci, è appunto il percorso costituzionale che deve essere rigorosamente seguito tanto dal governo che dal Parlamento. E questo significa mettere da parte il testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, grondante di incostituzionalità, sgrammaticature e difficoltà applicative in ogni suo articolo. Significa riprendere il cammino verso una seria disciplina delle unioni di fatto, comprese quelle tra persone omosessuali, alle quali la Corte costituzionale ha riconosciuto un “diritto fondamentale” al riconoscimento giuridico della loro condizione, indicazione finora del tutto disattesa dal Parlamento. Significa riportare a ragione e Costituzione la materia della procreazione assistita.”

In poche parole il professor Rodotà, brandendo il feticcio della Costituzione, suggerisce al nuovo esecutivo di fare quello che saggiamente il precedente governo non ha perseguito.
In modo militante e artato, propone di abbattere quei limiti di natura stabiliti da quella “grammatica umana e sociale”, che anche la nostra Costituzione riconosce. Continue reading »