feb 222016
 

Prime_Minister_Renzi

 

IL PROGETTO DI RENZI CONTRO LA FAMIGLIA. ECCO LE PROVE DOPO DUE ANNI DI GOVERNO.

di Giancarlo Cerrelli

Oggi 22 febbraio 2016 sono due anni che è in carica il governo Renzi.

In questi due anni tale governo, di concerto con l’assemblea parlamentare, ha promosso e continua a promuovere lo smontaggio della famiglia naturale e delle basi antropologiche dell’umano; ciò sta avvenendo con una tale intensità e scientificità come mai è avvenuto prima.

Ecco le tappe più importanti, di questo processo:

10 novembre 2014: è stata approvata la legge che ha introdotto l’istituto della negoziazione assistita per i procedimenti di separazione e divorzio. Tale istituto prevede la conclusione di un accordo da parte dei coniugi dinanzi a un avvocato, o anche solo davanti all’impiegato del Comune, nelle fasi patologiche del rapporto, senza necessità di comparire davanti al giudice.

Questo istituto, invero, si pone sulla strada della privatizzazione della famiglia e della banalizzazione del matrimonio. Recentemente, infatti, in tale prospettiva, una sentenza del Tribunale di Milano ha ammesso che per portare a termine il divorzio consensuale davanti all’impiegato del Comune, non è più necessaria la presenza personale dei coniugi, ma essi possono farsi rappresentare anche dal proprio legale.

22 aprile 2015: È stato approvato il Divorzio breve, che ha facilitato, abbreviando i termini (6 mesi o un anno dalla separazione), lo scioglimento del matrimonio, contribuendo a banalizzare l’istituto matrimoniale.

13 luglio 2015: È stata approvata la legge sulla cd. “Buona scuola”, che all’art. 1, comma 16, che ha legittimato e confermato un’azione di inserimento della cosiddetta ideologia del “gender” nelle scuole.

19 ottobre 2015: È stata approvata la legge L. 19/10/2015, n. 173 – che ha modificato la legge 4 maggio 1983, n. 184 – sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare. Tale legge consente la trasformazione dell’affido familiare in adozione ai sensi dell’art. 44 lettera a) L. 184/1983, se scaturisce da preesistente rapporto stabile e duraturo  «anche maturato nell’ambito di un prolungato periodo di affidamento».  Tale modifica della legge 184/1983 darà copertura legislativa ad alcune sentenze, come quella, ad esempio, del Tribunale dei minori di Bologna del 31 ottobre 2013 che ha stabilito di affidare a una coppia di maschi omosessuali un minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo.

Che cosa vieterà, dopo un prolungato periodo di affidamento e dopo l’approvazione delle unioni civili, che tale affidamento si possa trasformare in adozione?

21 ottobre 2015: Il governo italiano ha fatto volutamente scadere il termine per presentare appello contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo «Oliari e altri contro Italia» del 21 luglio 2015, che ha condannato l’Italia per il mancato riconoscimento delle convivenze omosessuali, creando, volutamente, un precedente giurisprudenziale.

20 febbraio 2016: È stata resa pubblica la chiara presa di posizione dell’Avvocatura generale dello Stato – che è formalmente quella del governo – a favore della stepchild adoption. Nel giudizio davanti alla Corte costituzionale, infatti, che si terrà mercoledì 24 febbraio 2016 – vertente su un’eccezione di costituzionalità da parte del Tribunale dei minori di Bologna, degli art. 35 e 36 della legge 184/1983, nella parte in cui “non consentono al giudice di valutare, nel caso concreto se risponda all’interesse del minore adottato il riconoscimento della sentenza straniera che abbia pronunciato la sua adozione in favore del coniuge del genitore, a prescindere dal fatto che il matrimonio stesso abbia prodotto effetti in Italia” – l’Avvocatura dello Stato ha espresso il suo parere sostenendo che “non avrebbe alcun fondamento logico e giuridico escludere l’adozione nel caso di convivenza tra persone dello stesso sesso”.

 21 febbraio 2016: Renzi, durante l’assemblea dei delegati del PD, ha affermato che è interesse del governo approvare in fretta il disegno di legge sulle unioni civili omosessuali, giungendo sul punto, pur di portare a casa il risultato, a porre eventualmente la fiducia al governo. È da rammentare che le unioni civili sono un vero e proprio matrimonio che prevedono la stepchild adoption, che apre la strada alla barbara pratica dell’utero in affitto.

Tale disegno di legge, in verità, non ha lo scopo di concedere diritti alle coppie conviventi, anche omosessuali, ma di ridefinire il concetto di famiglia.

Quelle che ho evidenziato sono solo alcune delle azioni che il governo Renzi, di concerto con l’assemblea parlamentare, ha compiuto in questi due anni a danno della famiglia e della società.

In questa legislatura sono già in programma altre leggi devastanti, come quelle sull’eutanasia e sulla liberalizzazione delle droghe leggere,

Qualcuno potrebbe eccepire a queste mie considerazioni, che viviamo in uno Stato laico e che determinate leggi devono essere approvate a prescindere dal sentire di una parte degli italiani.

Mi si consenta di affermare che in questi casi non c’entra nulla la laicità dello Stato!

Qui è in gioco la nostra libertà e il futuro dell’umano che questo governo, con un subdolo totalitarismo sta erodendo  sempre più, per favorire una dittatura del pensiero unico.

Una cosa è certa: il popolo italiano, di cui una rappresentanza è scesa in piazza il 20 giugno 2015 e il 30 gennaio 2016, sta osservando con attenzione questo processo perverso – attuato sotto la vigenza del governo Renzi – che mira a mutare le basi antropologiche della nostra società e dell’umano e sono sicuro che, al momento opportuno, si ricorderà e reagirà dicendo NO a questa deriva di regime.

 

dic 222012
 

Perché il Papa non parla di “valori” ma di “princìpi non

negoziabili”

Dicembre 20, 2012 Benedetta Frigerio

Famiglia, matrimonio, educazione. Giancarlo Cerrelli, vicepresidente Giuristi cattolici: «Quel che vediamo affacciarsi come pericolo potrebbe realizzarsi in poco tempo a seconda di chi vincerà le elezioni»

«Siamo in un momento di stasi. Ma all’ultimo convegno nazionale dei Giuristi cattolici di dicembre è stata fatta la distinzione tra valori e princìpi. I valori sono ideologici e quindi possono generare incomprensione ed essere addirittura negoziati. Mi colpisce invece che il Papa continui a ribadire, come ha fatto qualche giorno fa nel Messaggio per la Giornata della Pace, provocando reazioni violente o silenzi, l’importanza dei princìpi non negoziabili». Parla così Giancarlo Cerelli, avvocato e vicepresidente centrale dell’Unione Giuristi cattolici italiani.

Cerrelli, il Papa ha parlato contro la tolleranza dell’aborto. Poi della famiglia naturale che va «promossa rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano».
Benedetto XVI parla così perché siamo in un momento in cui la battaglia è fra chi nega l’esistenza di una legge naturale e chi la difende senza compromessi perché la vive come un bene per sé e per tutti gli altri uomini. Non divido fra cattolici e non, ma fra uomini di buon senso e uomini che non usano la ragione. Bisogna chiedersi: “Che cosa rende l’uomo più uomo? Una famiglia fondata su un’inversione della natura che non può quindi educare sanamente o su una naturale, stabile e potenzialmente feconda? In quale vorrei diventare grande? In quale qualsiasi uomo può crescere più facilmente?”. E poi cercare di rispondere.

C’è chi pensa che negoziare sulla famiglia, per esempio concedendo diritti alle coppie di fatto, sia un compromesso inevitabile.
Credo che questa sia una posizione ingenua, perché chi offre un pertugio apre una diga. E che nasca da un complesso di inferiorità di chi non si accorge più che l’esperienza umana contenuta in quei princìpi è così bella e vera che è giusto offrirla a tutti gli altri uomini. Inoltre, dal punto di vista del diritto, non solo naturale ma positivo, non sta scritto da nessuna parte che bisogna offrire sussidi e agevolazioni a unioni umane prive di una funzione sociale. Ma oggi non si tiene conto dei doveri fondanti del nostro ordinamento e si parla solo di diritti.

Gli obblighi sono percepiti come un male e non come un aiuto a vivere.
Da qui nasce la concezione di uno Stato notaio che deve prendere atto dei gusti e delle voglie di chiunque per trasformarli in diritti. Così, invece che sostenere chi si prende delle responsabilità incentivando la natalità, la famiglia, la scuola libera, si permette l’aborto, si danno sussidi a formazioni sociali che nulla hanno a che vedere con la vera risorsa che sono le famiglie italiane.

Solo qualche anno fa sembrava assurdo parlare di matrimoni e di adozioni gay.
Perché non è vero che la mentalità si fa da sé: esistono delle lobby che fanno pressione sui legislatori. E la legge crea mentalità, confondendo le coscienze. Il Papa stesso ne ha parlato e qui vorrei citare il suo discorso dell’11 gennaio 2007 agli amministratori del Lazio: «Appaiono invece pericolosi e controproducenti quei progetti che puntano ad attribuire ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, finendo inevitabilmente per indebolire e destabilizzare la famiglia legittima fondata sul matrimonio». Ai vescovi americani, il 9 marzo scorso, ha detto: «Potenti correnti politiche e culturali cercano di alterare la definizione giuridica del matrimonio. Il coscienzioso sforzo della Chiesa di resistere a tale pressione richiede una difesa ragionata del matrimonio quale istituzione naturale».

Eppure quando il Papa viene attaccato, sono pochi a prenderne le difese o a ripetere parole così chiare.
Non si capisce la potenza di un’ideologia che vuole mettere l’uomo contro la donna, non si ha coscienza dello scenario che questo può produrre. Ma pensiamo solo all’aborto e al divorzio che ora vedono una società al collasso. Anche se c’è chi ancora non ammette la causa antropologica della crisi, non è un caso se la Nota dottrinale del 2002 della Congregazione per la dottrina della fede ha usato l’espressione princìpi “non negoziabili” in riferimento a vita, famiglia, libertà di educazione, diritto alla libertà religiosa e servizio del bene comune nel rispetto della sussidiarietà. Alcuni cattolici dicono che è più importante votare a partire dall’economia e dalla giustizia sociale. Sento dire che a chi ha fame non interessa nulla dei princìpi non negoziabili. Può essere, ma le cose non vanno separate: se il Papa mette davanti questi princìpi è perché sa che non si può ricostruire la casa dal tetto. Continuare ad andare contro la legge naturale genererà ancora più debolezza e fragilità umana, che sono già sotto gli occhi di tutti.

Per quanto riguarda la libertà religiosa temete una deriva?
Sono preoccupato. Penso a una legge sulla tutela e la non discriminazione degli omosessuali. Io non discrimino le persone, ma non posso dire di approvare ogni atto che esse compiono. Se mi fosse negato ciò, con una legge sull’omofobia, come nel Nord Europa dove un prete è stato arrestato solo per aver detto di essere contrario alle unioni omosessuali, sarebbe la fine della democrazia. Ilreferendum di Bologna contro i sussidi alle scuole paritarie è un altro simbolo preoccupante che minaccia la libertà religiosa e di educazione. Tutto quello che vediamo affacciarsi come pericolo potrebbe realizzarsi in pochissimo tempo a seconda di chi vincerà le elezioni.

Siete tutti d’accordo nel seguire i richiami del Santo Padre.
Non possiamo pensare che in ambito cattolico si aprano delle estensioni. Non possiamo puntare a salvaguardare qualcosa svendendo il cuore dell’antropologia umana. Mi trovo completamente contrario a qualsiasi forma contrattuale o di diritti che si acquisiscono nel tempo, perché sono a favore dell’assoluta necessità della vita che faccio cercando di seguire la legge che è in me e in ogni uomo. Se siamo certi di questo non sentiamo nessuna violenza nel difendere fino in fondo la vita, la famiglia, la libertà educativa, della Chiesa e religiosa.

@frigeriobenedet

Link: http://www.tempi.it/perche-il-papa-non-parla-di-valori-ma-di-principi-non-negoziabili#.UNXgdYnm7V0

mar 152012
 

 

di Giancarlo Cerrelli

 

Solo pochi giorni fa Benedetto XVI aveva denunciato un fatto inquietante e cioè che “potenti correnti politiche e culturali cercano di alterare la definizione legale del matrimonio” e pochi giorni dopo è giunta puntuale la conferma di quanto fosse fondata tale denuncia.

Il Parlamento Europeo, infatti, in seduta plenaria, ha approvato il 13 marzo 2012, una Risoluzione dal titolo: “Parità tra donne e uomini nell’Unione Europea”. Il titolo della Risoluzione appare innocuo, ma leggendo l’intero provvedimento si nota come sia farcito di raccomandazioni e inviti ai Paesi membri dell’Unione, al fine di invitarli a modificare radicalmente l’istituto naturale della famiglia.

Vari sono i passi del provvedimento che tendono la mano ad una nuova definizione di “famiglia”, ma vorrei soffermarmi soltanto su uno, che ritengo più incline a divenire l’ariete per  la demolizione, nel nostro ordinamento, dell’istituto della famiglia. Continue reading »

mar 072012
 


di Giancarlo Cerrelli

Il 24 febbraio 2012 è stato un giorno nefasto per la famiglia. Nello stesso giorno sono stati, infatti, approvati  due provvedimenti di legge che se confermati potrebbero snaturare l’istituto familiare.

Il primo provvedimento è stato deliberato con decreto dal Consiglio dei Ministri n.16 del 24 febbraio 2012 e riguarda alcune modifiche semplificative alla legge del 2000 in tema di cambio del cognome. Nello specifico questo decreto prevede tra l’altro, che “le donne divorziate, o vedove potranno aggiungere il cognome del nuovo marito ai propri figli”. Continue reading »

gen 092012
 

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UDIENZA AL CORPO DIPLOMATICO ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI PER IL NUOVO ANNO , 09.01.2012

Eccellenze,
Signore e Signori!

È per me sempre un’occasione particolarmente gradita potervi accogliere, distinti Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, nella splendida cornice di questa Sala Regia, per formularvi personalmente fervidi auguri per l’anno che inizia. Ringrazio anzitutto il vostro Decano, l’Ambasciatore Alejandro Valladares Lanza, come pure l’Ambasciatore Jean-Claude Michel, per le deferenti parole con cui si sono fatti interpreti dei vostri sentimenti, e saluto in modo speciale quanti partecipano per la prima volta a questo nostro incontro. Attraverso di voi, il mio augurio si estende a tutte le Nazioni che rappresentate, con le quali la Santa Sede mantiene relazioni diplomatiche. E’ una gioia per noi che la Malesia si sia aggiunta a questa comunità nel corso dell’anno appena concluso. Il dialogo che voi intrattenete con la Santa Sede agevola la condivisione di impressioni e di informazioni, come pure la collaborazione in ambiti di carattere bilaterale o multilaterale che sono di particolare interesse. La vostra presenza odierna ricorda l’importante contributo della Chiesa alle vostre società, in settori quali l’educazione, la sanità e l’assistenza. Segni della cooperazione tra la Chiesa Cattolica e gli stati sono gli Accordi stipulati nel 2011 con l’Azerbaigian, il Montenegro e il Mozambico. Il primo è già stato ratificato; auspico che rapidamente accada lo stesso per gli altri due e che si giunga alla conclusione di quelli che sono in via di negoziazione. Ugualmente, la Santa Sede desidera tessere un dialogo fruttuoso con le Organizzazioni internazionali e regionali e, in questa prospettiva, rilevo con soddisfazione che i Paesi membri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (A.S.E.A.N.) hanno accolto la nomina di un Nunzio Apostolico accreditato presso questa Organizzazione. Non posso omettere di menzionare che, nello scorso mese di dicembre, la Santa Sede ha rafforzato la sua lunga collaborazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, diventandone membro a pieno titolo. Si tratta di un attestato dell’impegno della Santa Sede e della Chiesa Cattolica al fianco della Comunità internazionale, nella ricerca di soluzioni adeguate a questo fenomeno che presenta molteplici aspetti, dalla protezione della dignità delle persone alla cura del bene comune delle comunità che le ricevono e di quelle da cui provengono.
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dic 172011
 

 Importante discorso del card. Angelo Bagnasco sul valore della coscienza nell’impegno sociale e politico.Nel suo discorso il card. Bagnasco chiarisce cosa è la coscienza ed evidenzia le interpretazioni ambigue che si danno di essa, frutto di cultura post-moderna che porta molti ad affermare che «non esisterebbero né il male in sé, né il bene in sé. Esisterebbe soltanto “un meglio di” o “un peggio di”. Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle circostanze e dal fine inteso. La morale viene sostituita da un calcolo delle conseguenze e con ciò cessa di esistere». Il card. Bagnasco, invece, precisa che “Nell’impianto dell’essere ci sono pilastri irrinunciabili o imprescindibili. Ci sono principi che non sono negoziabili, dove l’espressione negativa non sta a dire che non se ne possa discutere, anzi; significa piuttosto che, per loro natura, essi emergono con evidenza propria dalla realtà, infrangibili e intrattenibili, salvo che non si eserciti la violenza. Si tratta allora di riconoscerli nelle mille, diverse e cangianti situazioni, identificarli nella circostanza data, farli luccicare nella loro intrinseca plausibilità. La vita umana dal suo primo istante alla morte, la libertà di crescere e maturare, il matrimonio tra l’ uomo e la donna, sono beni fondamentali e fondativi; sono beni senza dei quali non ce ne potranno essere altri, come il lavoro, l’inclusione, la sicurezza, l’ambiente, la pace.… Le necessarie mediazioni che la politica richiede non potranno mai infirmare i beni primari, né indebolirli o contraddirli, né sottrarre loro l’energia che apre al futuro. Vanno fatti costantemente salvi in una dinamica organica che ne svelerà l’intrinseca e gerarchica connessione.” (G.C.) Continue reading »

dic 162011
 

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“Video sul Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la giornata della pace”
Benedetto XVI nel Messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace che si celebrerà il 1° gennaio pone l’attenzione sull’educazione dei giovani alla giustizia e alla pace e afferma, tra le altre cose che: “La libertà è un valore prezioso, ma delicato; può essere fraintesa e usata male. « Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”. Dentro ad un tale orizzonte relativistico non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della verità prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune ».

Per esercitare la sua libertà, l’uomo deve dunque superare l’orizzonte relativistico e conoscere la verità su se stesso e la verità circa il bene e il male. Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce lo chiama ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso. Per questo, l’esercizio della libertà è intimamente connesso alla legge morale naturale, che ha carattere universale, esprime la dignità di ogni persona, pone la base dei suoi diritti e doveri fondamentali, e dunque, in ultima analisi, della convivenza giusta e pacifica fra le persone.” Continue reading »