ago 132013
 

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Quando si usa la morte per fini ideologici: il suicidio del ragazzo di 14 anni.

 

di Giancarlo Cerrelli

Turba e addolora venire a conoscenza della morte di un adolescente e ancor più se questa morte è il frutto di una scelta volontaria.

Ciò che tuttavia accresce il turbamento è prendere atto dell’uso strumentale della morte per fini ideologici.

Lo spunto è dato dal triste caso del ragazzo quattordicenne di Roma che si è suicidato – secondo l’informazione fornita inizialmente dal quotidiano la Repubblica – perché gay.

Non ci meraviglia che il Presidente della Camera dei Deputati e le associazioni gay abbiano approfittato di tale triste notizia per promuovere, ad arte, una cinica pressione mediatica a favore della legge anti omofobia, in discussione alla Camera dei Deputati, quando ancora gli inquirenti devono “capire se qualcuno fosse a conoscenza del disagio del ragazzo, se questi avesse confidato di essere gay e se qualche gesto o reazione possa aver urtato la sensibilità del 14enne”(ANSA).

 

Non c’è dubbio, comunque, che il dato più rilevante e drammatico sia quello della prematura morte di quest’adolescente che non è certo che fosse veramente gay, ma che non ci si è fatti scrupolo  di usare per biechi fini ideologici, senza conoscere le vere ragioni del drammatico gesto e in ogni caso, senza attendere le risultanze investigative, prima di ipotizzare conclusioni avventate, come era avvenuto, circa due mesi fa per un  caso analogo, ma fortunatamente finito non tragicamente e anche il mese scorso, invece, per l’incendio divampato al liceo Socrate di Roma che, in un primo tempo era stato rubricato come azione di stampo omofobico ed invece dalle dichiarazioni dei colpevoli, che si sono costituiti, è emerso che l’omofobia non c’entrava nulla.

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ago 132013
 

Ci sono sette elementi d’incostituzionalità nella proposta di legge sull’omofobia
luglio 30, 2013 Giancarlo Cerrelli

La proposta di legge, oltre che un pericolo per la libertà di pensiero e di espressione, pone seri elementi di
incostituzionalità. Ecco quali
La legge anti-omofobia, che alcuni, anche tra i parlamentari cosiddetti cattolici, auspicano sia al più presto approvata
dal nostro Parlamento, è una legge inutile, perché i mezzi di tutela nei confronti degli eventuali abusi subiti dalle
persone omosessuali sono già ampiamente previsti dal nostro ordinamento giuridico.
Tale legge, però, oltre a essere inutile, evidenzia un chiaro intento ideologico.
Il progetto di legge anti-omofobia, anche dopo l’emendamento che è stato effettuato e che ha espunto i riferimenti
all’orientamento sessuale e all’identità di genere, non muta lo scopo sostanziale del provvedimento, che è quello di
promuovere una funzione pedagogica e se è il caso rieducativa del popolo italiano, affinché giunga a considerare
l’omosessualità un modo come un altro di vivere la sessualità e prenda finalmente atto che non esiste una “normalità”,
perché non esiste una “natura umana”. Continue reading »

lug 192013
 

 

http://www.scribd.com/doc/154770431/Giancarlo-Cerrelli-a-proposito-dell-adozione-da-parte-del-partner-omosessuale-Un-inaccetabile-lacerazione-dei-legami-genitoriali-naturali-in-IUST

mar 062013
 

Adozioni gay. Siamo entrati nell’era delle toghe che sentenziano in base all’ideologia del gender

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febbraio 21, 2013 Giancarlo Cerrelli

La sentenza della Corte di Strasburgo apre la strada a una società senza radici. Appello affinché «l’Europa riscopra le sue gloriose radici dimenticate e così, ritrovi la sua vera unione»

Nota dell’avvocato Giancarlo Cerrelli, vice presidente nazionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani 

La sentenza della Grande Camera della Corte di Strasburgo che ammette il diritto al partner di una coppia omosessuale di poter adottare i figli dell’altro partner è un novum giurisprudenziale, che rischia di minare le basi della convivenza umana nella civiltà europea, una volta cristiana.

Questo caso è l’ennesimo di una tendenza ormai presente da qualche tempo, in cui sono le Corti di giustizia a dettare l’agenda etica ai Parlamenti. Esiste ormai nel mondo una pluralità di corti globali, regionali o supernazionali, da quelle più note dell’Aja, Strasburgo e Lussemburgo, alle numerose camere arbitrali previste dalle convenzioni internazionali. Gli Stati non sono più in grado di esercitare, all’interno del loro territorio, il monopolio del diritto e la loro sovranità giudiziaria si sta progressivamente rimpicciolendo.

In questo nuovo ordine giuridico internazionale non vi è una gerarchia di potere, ogni giudice, in teoria, può dire quello che gli sembra più giusto. Ma la novità è che tutte queste bocche del diritto si parlano, si rispettano, tengono conto delle rispettive opinioni e stanno instancabilmente delineando, con uno straordinario sforzo collettivo, le grandi linee di un ordine giuridico globale.

I tribunali costituzionali, in particolare, sono continuamente impegnati a costruire ponti e passerelle fra il diritto nazionale e quello delle più larghe comunità a cui ogni Stato appartiene. Dopo la stagione dei rapporti interstatali, con il loro seguito di guerre e trattati, starebbe nascendo, quindi, l’era delle toghe. Ma chi nomina i giudici? A chi rispondono delle loro decisioni? È giusto che il controllo di poteri democraticamente eletti possa essere esercitato da chi non ha alcun mandato popolare? Vi è il rischio che le democrazie divengano, di questo passo, jurecrazie?

In questa linea si pone la sentenza della Grand Chamber, che con una sentenza evidentemente ideologica, apre la strada a una società senza radici. Propone una frattura dei legami genitoriali naturali a favore della creazione di rapporti legali artificiali; non solo non tiene conto del vero interesse del minore ad avere genitori complementari sessualmente, ma depotenzia la figura del genitore naturale, a favore di simulacri di genitorialità Continue reading »

gen 152013
 
Comunicato di Alleanza Cattolica, 14 gennaio 2013

 

Il 13 gennaio 2013 si è svolta a Parigi la «Manif pour tous», intesa a protestare contro il progetto di legge del presidente socialista François Hollande sul «matrimonio per tutti», che estende la nozione di matrimonio alle coppie omosessuali. Alleanza Cattolica ha aderito a questa, che è stata la più grande manifestazione contro il matrimonio omosessuale della storia, e che merita qualche specifica considerazione.

1. In Francia Hollande è riuscito a sconfiggere nelle elezioni il presidente uscente di centro-destra Nicolas Sarkozy perché molti francesi erano stanchi della subalternità alla Germania e alle istituzioni europee dell’amministrazione Sarkozy, e senza dubbio alcuni non apprezzavano neppure la forte influenza della massoneria francese su tale amministrazione. Nonostante le promesse elettorali, il nuovo governo Hollande continua a dipendere strettamente dalle istituzioni europee a guida tedesca nella gestione dell’economia – semmai rincarando la dose di «austerità» e di tasse – e, quanto alla massoneria, per la prima volta nella storia francese tre dei quattro ministeri detti «sovrani» che tradizionalmente determinano la politica nazionale – Interni, Esteri, Giustizia e Difesa – hanno ora titolari che sono stati iniziato nelle logge massoniche (cfr. Sophie Coignard, «Hollande et ses franc-maçons», «Le Point», n. 2.013, 3 gennaio 2013, pp. 44-48). Se non ha nessuna autonomia in campo economico, l’amministrazione Hollande può però distinguersi nel campo dei «diritti», introducendo il matrimonio omosessuale e, in prospettiva, l’eutanasia.

2. La manifestazione di Parigi ha avuto un grande successo, e ha messo in difficoltà il governo, perché è riuscita a tenere insieme persone e forze diversissime unite dall’ostilità al matrimonio omosessuale: cattolici, ebrei, musulmani, atei, socialisti e anche omosessuali che considerano una legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso un errore.

3. Nessuna forza politica di qualche dimensione ha sostenuto in modo unanime la manifestazione. Lo stesso Fronte Nazionale della signora Marine Le Pen si è diviso, con la sua presidente che ha dichiarato di non volere partecipare temendo «derive omofobe», mentre hanno partecipato alla manifestazione anche esponenti di qualche rilievo dello stesso Partito Socialista.

La campagna elettorale in corso nel nostro Paese invita a qualche riflessione sul tema «Oggi in Francia, domani in Italia». Il Partito Democratico – con i suoi alleati di Sinistra e Libertà – propone da tempo il riconoscimento delle unioni omosessuali e ha almeno il pregio di esprimersi sul tema in modo chiaro e senza infingimenti. Anche il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Rivoluzione Civile del giudice Antonio Ingroia si sono espressi, con diverse modalità, a favore del riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso.

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giu 052012
 

Vietare alle coppie omosessuali i benefici previsti dalla legge federale americana sul matrimonio (il Defense Marriage Act) è incostituzionale. È quanto si legge in una sentenza emessa il 31 maggio 2012 dalla Corte d’appello di Boston, che qualcuno già definisce «rivoluzionaria».La decisione è stata presa all’unanimità dai tre giudici della Corte d’appello e ora la questione potrebbe arrivare sul tavolo della Corte Suprema. Nella sentenza si legge come il Defense Marriage Act – che risale al 1996 quando alla Casa Bianca c’era Bill Clinton e che definisce il matrimonio come l’unione tra un uomo e una donna – privi ingiustamente le coppie omosessuali dei diritti e dei privilegi garantiti alle coppie eterosessuali, come quella di fare una dichiarazione dei redditi congiunta. Inoltre, secondo i giudici di Boston, la legge in questione interferisce col diritto dei singoli Stati dell’Unione di dare la propria definizione legale di matrimonio. La sentenza non va oltre e non entra nel merito della questione di recente sollevata dall’intervista di Barack Obama, quella del riconoscimento dei matrimoni gay. Questi ultimi finora sono stati legalizzati solo in otto Stati dell’Unione, mentre in molti altri sono stati vietati per legge, in alcuni persino con una norma nella Costituzione. Continue reading »

mar 152012
 

di Giancarlo Cerrelli

Anche la Cassazione prende posizione sulle coppie gay. Con la sentenza n. 4184/2012, depositata oggi, ha sancito che le coppie omosessuali, se con l’attuale legislazione “non possono far valere il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio celebrato all’estero”, tuttavia hanno il “diritto alla ‘vita familiare’” e a “vivere liberamente una condizione di coppia” con la possibilità, in presenza di “specifiche situazioni”, di un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”.

E’ la prima volta, lo scrive la stessa Corte, che la Cassazione si trova ad affrontare il caso di una coppia gay che chiede il riconoscimento del proprio matrimonio contratto all’estero: i due uomini si erano sposati nel 2002 a L’Aja ed avevano poi chiesto la trascrizione del certificato di nozze, come atto pubblico, al comune di Latina dove sono residenti. Al rifiuto del Comune di riconoscere questo certificato e quindi il matrimonio, la coppia ha fatto ricorso sia in Tribunale che alla Corte d’Appello di Roma, ricorsi entrambi respinti. Di qui l’ulteriore istanza in Cassazione, dove la Prima Sezione Civile motiva la sua decisione – che è comunque di rigetto del ricorso – in circa 80 pagine. La Suprema Corte spiega che, se è vero che in Italia ancora non esiste una legislazione che preveda il matrimonio tra gay (citando a questo riguardo anche la recente sentenza della Corte Costituzionale che appunto aveva detto no ai matrimoni omosessuali), il quadro europeo dei diritti dei gay ed il contesto sociale è fortemente cambiato. Infatti, essendo stata superata grazie alla Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo “la concezione secondo cui la diversità di sesso dei nubendi é presupposto indispensabile, per così dire naturalistico della stessa esistenza del matrimonio”, la Cassazione sottolinea che “l’intrascrivibilità delle unioni omossessuali dipende non più dalla loro ‘inesistenza’ e neppure dalla loro invalidità ma dalla loro inidoneità a produrre quali atti di matrimonio, appunto, qualsiasi effetto giuridico nell’ordinamento italiano”. Le coppie gay, come i coniugi, hanno però il diritto ad una “vita familiare” e ad esigere e a far valere per questo il diritto ad un “trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”. Continue reading »

mar 152012
 

 

di Giancarlo Cerrelli

 

Solo pochi giorni fa Benedetto XVI aveva denunciato un fatto inquietante e cioè che “potenti correnti politiche e culturali cercano di alterare la definizione legale del matrimonio” e pochi giorni dopo è giunta puntuale la conferma di quanto fosse fondata tale denuncia.

Il Parlamento Europeo, infatti, in seduta plenaria, ha approvato il 13 marzo 2012, una Risoluzione dal titolo: “Parità tra donne e uomini nell’Unione Europea”. Il titolo della Risoluzione appare innocuo, ma leggendo l’intero provvedimento si nota come sia farcito di raccomandazioni e inviti ai Paesi membri dell’Unione, al fine di invitarli a modificare radicalmente l’istituto naturale della famiglia.

Vari sono i passi del provvedimento che tendono la mano ad una nuova definizione di “famiglia”, ma vorrei soffermarmi soltanto su uno, che ritengo più incline a divenire l’ariete per  la demolizione, nel nostro ordinamento, dell’istituto della famiglia. Continue reading »