feb 262016
 

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COSA SI NASCONDE DIETRO AL MAXI EMENDAMENTO SULLE UNIONI CIVILI?

di Giancarlo Cerrelli

Il misfatto è stato compiuto.

Il Senato ha approvato, ponendo la fiducia, il maxi emendamento sulle unioni civili, con 173 voti a favore.

Il testo che è stato approvato per ora soltanto dal Senato è un vero e proprio matrimonio omosessuale; tant’è vero che un noto giudice, che con altri insigni giuristi promuove scientificamente e in modo militante la “ridefinizione” della famiglia, in un commento a caldo, dopo l’approvazione del maxi emendamento ha scritto: “Nel vano tentativo di differenziare famiglie e famiglie al di la delle intenzioni di qualcuno, si tratta di differenze del tutto irrilevanti e che in parte lasciano spazio anche al sorriso”.

Il maxi emendamento che il Governo ha imposto al Parlamento, infatti, è un testo molto ideologico e palesemente incostituzionale.

Per comprenderne l’intrinseca iniquità di seguito faccio qualche breve rilievo:

 

1. La fedeltà

Il maxi emendamento prevede l’obbligo alla coabitazione, ma non l’obbligo alla fedeltà. Sorge un punto di domanda: Perché obbligare a coabitare se si può essere infedeli? Le abitazioni dei civiluniti è da immaginare che saranno dei postriboli legalizzati. Nulla vieterà, infatti, al civilunito di portare il suo amante o i suoi amanti nella casa in cui coabita con il compagno, senza che questi possa opporre alcuna tutela giuridica contro il compagno fedifrago e ciò perché l’infedeltà diventerà parte del gioco. È evidente che il maxi emendamento sdoganando l’infedeltà ha lo scopo di aprire la strada al “poliamore”.   Non c’è, infatti, da meravigliarsi se lo stesso giorno in cui è stato approvato dal Senato il maxi emendamento è stato presentato un disegno di legge di una sola riga depositato a Palazzo Madama, a prima firma della senatrice del Pd Laura Cantini e sottoscritto anche dai colleghi Alessandra Bencini (Idv), e dai Dem Daniele Borioli, Rosaria Capacchione, Valeria Cardinali, Monica Cirinnà, Camilla Fabbri, Sergio Lo Giudice, Alessandro Maran, Mario Morgoni, Stefania Pezzopane, Francesca Puglisi, che recita: “Togliere dall’articolo 143 del codice Civile il riferimento all’obbligo reciproco di  fedeltà tra i coniugi”. Secondo i proponenti l’obbligo alla fedeltà è da considerarsi un retaggio del passato, non più al passo con i tempi, è solo una visione vetusta del matrimonio. Non può lasciare indifferenti che il maxi emendamento abbia espunto dai doveri l’obbligo di fedeltà. Se si ha chiaro il fine distruttivo che il processo rivoluzionario vuole perseguire contro la famiglia, il maxi emendamento sulle unioni civili  è da considerarsi allora una tappa significativa di questo processo iniziato negli anni ’60 del secolo scorso, che ha di mira lo svuotamento  dell’istituto familiare per ridefinirlo.

 

2. La vita familiare

Il numero 12 del maxi emendamento recita: “Le parti concordano tra loro l’indirizzo della vita familiare”.  Il fatto che nel testo sia fatto esplicito riferimento alla locuzione “vita familiare” ha una ragione profonda: le unioni tra persone dello stesso sesso, una volta approvata la legge, potranno essere apprezzate giuridicamente come “famiglie”. Questo è un passo determinante nel processo di ridefinizione della famiglia. L’inserimento nel maxi emendamento della locuzione “vita familiare”, tuttavia, tradisce il tanto decantato intento dei promotori di voler differenziare le unioni civili dal matrimonio. Non ci si è fatto alcuno scrupolo nel ricopiare il dettato dell’art. 144 del codice civile che fa riferimento specifico alla famiglia, così come prevista dall’art. 29 della Costituzione. La locuzione “vita familiare”, però oltre al riferimento normativo suddetto, ne ha un altro ancora più decisivo. La nozione di “vita familiare” rimanda, difatti, all’art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti Umani che tutela tale diritto. L’interpretazione, tuttavia, che viene data a tale articolo della CEDU dalla Corte EDU di Strasburgo è quella di considerare la “vita familiare” come un concetto elastico, per cui sono da considerarsi famiglie – secondo la Corte EDU – i rapporti di ogni tipo, che abbiano alla base l’affetto. Non è stato perciò casuale l’aver apposto questa locuzione nel testo del maxi emendamento; infatti, saranno le Corti di giustizia e in primis la Corte EDU di Strasburgo – che solo per scrupolo ricordo che non è un organo dell’Unione Europea, le cui sentenze pur non essendo immediatamente vincolanti negli Stati membri, tuttavia hanno un forte ascendente sulle decisioni convenzionalmente orientate dei giudici nostrani – a sanzionare ogni ed eventuale discriminazione di trattamento tra persone unite in matrimonio e civiluniti.

 

3. La stepchild adoption

Un altro elemento, che è un vero e proprio “cavallo di Troia” a favore della stepchild adoption, è il n. 20 del maxi emendamento che prevede che, le disposizioni contenute in qualunque legge che si riferiscano al matrimonio, o che contengano i termini “coniuge”, o “coniugi”, si applichino anche a ciascuna parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Basterebbe questa parte della disposizione per capire il progetto dei promotori del maxi emendamento, progetto, tra l’altro, avallato da alcuni senatori nominativamente definiti cattolici. Risulta, tuttavia, molto preoccupante l’ultima frase del numero 20 che è una vera e propria apertura alla stepchild adoption per via giudiziaria. Recita, infatti, tale disposizione: “Resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”. È chiaro che apponendo questa disposizione, il fine dei promotori del maxi emendamento è stato  quello di voler lasciare alle corti di giustizia, ormai quasi univocamente posizionate, la valutazione della concessione della stepchild adoption nei singoli casi che si presenteranno davanti ai vari tribunali. Dal momento, infatti, in cui le unioni civili saranno approvate definitivamente i giudici avranno anche una copertura legislativa a cui fare riferimento per concedere più facilmente la stepchild adoption.

Questi sono solo alcuni degli elementi che rendono il maxi emendamento un provvedimento iniquo e preoccupante. Tale provvedimento è stato imposto agli italiani contro la loro volontà non rispettando le normali regole e procedure parlamentari.

Renzi dopo l’approvazione del maxiemendamento in Senato ha affermato: “Ha vinto l’amore”. No caro Renzi, ha vinto una deriva di regime orientata a sovvertire le basi antropologiche della società.

dic 162015
 

Il Consiglio Nazionale Forense favorevole alle unioni civili

Unione civile tra omosessuali

Fonte: Wikimedia Commons, Stefano Bolognini Cc by b51d249e2d16231efeb0f4a544fef9904a8234f10c73468f9facfe5b3440b91e
 http://www.zenit.org/it/articles/il-consiglio-nazionale-forense-favorevole-alle-unioni-civili
Secondo l’avv. Cerrelli, dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, la posizione presa dal Cnf è “ideologica” e “decisamente divisiva della categoria”
 
Il Consiglio Nazionale Forense ha preso posizione quest’oggi a favore di una disciplina delle unioni civili, presentando un documento in un convegno alla Camera dei deputati alla presenza della relatrice della proposta di legge sulla disciplina delle coppie di fatto e delle unioni civili, Monica Cirinnà, che ha espresso l’apprezzamento del legislatore per l’ impegno del Cnf.
Se esponenti del Cnf hanno ritenuto di “essere convinti che certe forme di tutela non possano più essere negate” notando come in Europa solo Italia e Polonia non hanno nessuna forma di riconoscimento per le coppie omosessuali e sostenendo che “si é perso sin troppo tempo e non ne aspettiamo altro”, l’avvocato Giancarlo Cerrelli, esponente nazionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani si chiede quale sia l’interesse dell’avvocatura a sostenere una tale posizione.
Tale intervento da parte di esponenti del Cnf, infatti, “non può considerarsi rappresentativo dell’intera categoria degli avvocati. Tale proposta, apertamente ideologica, è decisamente divisiva della categoria – afferma Cerrelli – ed entra a gamba tesa nel dibattito parlamentare in corso sulle unioni civili”. Cerrelli esprime, pertanto, tutto “il disappunto e il dissenso rispetto alla posizione assunta dal Consiglio Nazionale Forense.
lug 092014
 

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La legge crea cultura ed ha bisogno di etica

(Pubblicata sul sito Synodus, gli amici della Parola: http://synodus.wordpress.com/2014/07/09/la-legge-crea-cultura-ed-ha-bisogno-di-etica/

Intervista a Giancarlo Cerrelli, vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici:

Il suo ruolo di Vice Presidente Nazionale Unione Giuristi Cattolici Italiani la pone a confronto con temi delicati e molto rilevanti: con quale animo affronta questo incarico?
Il mio ruolo di Vice Presidente Nazionale nell’Unione Giuristi Cattolici Italiani lo vivo nella prospettiva di servizio a Cristo e alla verità che da Lui discende. Ritengo che il vero dramma della società contemporanea sia quello di aver perso il senso della vita. Anche il diritto ha perso il riferimento al suo fondamento che è costituito dalla ragione e dalla natura; anzi il diritto è spesso usato come mezzo per modificare la struttura della società e costruirla su basi nuove non conformi alla legge naturale. Compito del giurista cattolico, dunque, è quello di diventare missionario del buon senso anche nel campo del diritto.

Quali sono le attività della UGCI?
L’Unione ha lo scopo di contribuire all’attuazione dei principi dell’etica cristiana nell’esperienza giuridica.
In particolare l’Unione intende: promuovere un’adeguata specifica preparazione spirituale, deontologica, culturale e professionale dei giuristi;favorire l’affermarsi della concezione del diritto quale ordine di giustizia fra gli uomini; impegnarsi per la tutela e la promozione della persona umana nel concreto dell’esperienza giuridica; ottenere, anche nell’opinione pubblica, una maggiore consapevolezza della funzione del diritto nella società nazionale ed internazionale; richiamare l’attenzione dei giuristi sui problemi giuridici emergenti dall’evoluzione della società, perché possano trovare soluzioni rispondenti al bene comune.

La questione del confronto tra diritto positivo e diritto naturale è molto antica, ma oggi, con l’avanzare delle nostre conoscenze tecnico-scientifiche diviene davvero pressante. Che ne pensa?
E’ vero, la cultura contemporanea è dominata dal relativismo. Papa Benedetto XVI non ha esitato ad affermare che: “Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo.” Questa cultura, che non ha più un riferimento alla verità, condiziona fortemente anche la legge positiva, che, come dicevo prima, non dà più rilevanza alla legge morale naturale – che forse è più proficuo chiamare ordine della creazione – ma al desiderio. Il potere legislativo, ma anche quello giudiziario sono orientati prevalentemente a ratificare i desideri dei consociati, senza tenere conto se tali desideri siano fondati o meno sul piano naturale. Si ritiene che tutto ciò che scientificamente e tecnicamente sia possibile attuare, sia anche lecito. Le Corti di giustizia, a tal proposito, non hanno esitato ad ammettere la legittimità della fecondazione eterologa, dell’utero in affitto, dell’aborto, privilegiando il cd. diritto all’ “autodeterminazione”. Il giurista, in questo modo, diventa un tecnocrate, usa il suo sapere per manipolare la realtà.

Promulgare una legge significa cambiare la vita delle persone, spesso in modo profondissimo. Cosa il legislatore non deve mai dimenticare?
La legge crea cultura! Ciò che viene posto dal legislatore come legge si tende a considerarlo lecito e giusto. La legge, peraltro, ha la peculiarità di trasformare inavvertitamente la mentalità di un popolo. Il diritto, comunque, sembra aver perso il suo compito di tutela di specifici beni giuridici per lasciare il posto a un diritto propulsivo, che è usato come strumento per l’imposizione di una diversa visione sociale e creare una nuova sensibilità. Il legislatore, però, non deve dimenticare che porre leggi non in accordo con il diritto naturale, tende a demoralizzare il popolo, che non riuscirà più, alla lunga, a scorgere il vero, il bello, il buono e il giusto, finendo per scivolare inevitabilmente in una disperazione esistenziale e sociale.

In che modo credenti e non credenti possono trovare una via di dialogo virtuosa sulle norme che debbono regolare la vita di tutti?
Possono farlo riscoprendo la legge naturale che hanno iscritta nei loro cuori. Bisogna riscoprire la grammatica dell’umano superando quella tendenza gnostica che vuole ricreare l’umano. Istanze rispettose della ragione e della natura sono le basi vere per un proficuo dialogo tra credenti e non credenti. Non si tratta di imporre un’idea confessionale alla società, ma di riscoprire ciò che l’uomo da un po’ ha perso di vista, cioè l’ecologia dell’umano.

giu 202014
 
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Tavola rotonda su Radio Maria del 15 giugno 2014, condotta da Andrea Morigi, con l’avv. Giancarlo Cerrelli e l’avv. Massimiliano Fiorin

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