gen 312013
 

Bagnasco, il voto cattolico e i princìpi non negoziabili (non è tutto uguale)

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Gennaio 30, 2013 Benedetta Frigerio

Giancarlo Cerrelli, vicepresidente centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, spiega come affrontare le elezioni, non solo per i cattolici ma per tutto il paese.

Il voto dei cattolici e la prolusione del cardinale Angelo Bagnasco alla Cei. A partire da questi due spunti, Giancarlo Cerrelli, avvocato e vicepresidente centrale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani, spiega come affrontare le elezioni, quale sia la vera posta in gioco, non solo per i cattolici ma per tutto il paese, e da chi occorre ripartire.

La Chiesa non fa battaglia politica, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco ma, citando Benedetto XVI, ha ribadito che non può nemmeno «restare ai margini nella lotta per la giustizia». Per questo ha chiesto chiaramente la stesura di programmi senza ambiguità lessicali sui princìpi non negoziabili. Vede qualcosa di analogo fra gli schieramenti?

Io vedo programmi populisti e non chiari, se non in alcune parti, sui prìncipi citati dal cardinale: «Tutela della vita»; «libertà di coscienza ed educazione»; «famiglia basata sul vincolo del matrimonio tra uomo e donna»; «la giustizia uguale per tutti e la pace». Questi, come ha detto il Papa e ribadito Bagnasco, «corrispondono alla giusta misura dell’essere umano». Bagnasco ha parlato del dramma che si genera in una concezione contraria, che riduce l’uomo a materia: ha parlato dell’aborto, della fecondazione, degli uteri in affitto e di una visione materialista ed economicista che deriva dal nichilismo e in cui gli uomini sono monadi una accanto all’altra ma che non stanno insieme.

I princìpi non negoziabili, dice Bagnasco citando il Papa, devono «essere difesi con la massima chiarezza». La Chiesa, cita ancora, «deve fare tutto il possibile per creare una convinzione che poi possa tradursi in azione politica». Cosa vuol dire?

È ovvio che solo una cultura popolare condivisa dai più si trasforma in civiltà. In questo contesto si parla di politica come bene della polis, che diventa bene comune solo se pone al centro questi princìpi unitivi e non divisivi: perciò sono in totale sintonia con il cardinale quando dice che non si può neutralizzare il dibattito in merito per mettersi d’accordo e quindi lasciare libertà di coscienza. Questa è una libertà relativista: non si può mettere ai voti la vita umana né la sua natura. In questo senso, conoscere la dottrina sociale della Chiesa è vincolante per un cristiano: ci dice come si sarebbe mosso Gesù davanti a determinati problemi. Agendo in maniera ragionevole e non confessionale. Per questo seguirla è un bene per tutti, non solo per i cattolici.

È difficile questa volta scegliere partendo da questi criteri, perché se ci sono partiti totalmente contrari ad essi ce ne sono altri che non li ostacolano, ma non li difendono nemmeno chiaramente.

Ci sono partiti che sono chiaramente contro di essi, come il Pd, Sel, il movimento Rivoluzione Civile di Ingroia, quello Cinque stelle di Grillo. Il cardinale è stato chiaro, a noi cattolici laici la responsabilità di aiutare i piccoli a discernere e a non votare di pancia, sull’onda del sentimento. Ad esempio: la Sinistra parla di solidarietà verso i deboli, i diversi, ma che vuol dire se poi è favorevole ad aborto e eutanasia? Occorre aiutare i giovani ad usare la ragione. Bisogna allora discernere e vedere chi, se non supporta, almeno non attacca apertamente l’uomo. Occorre scegliere chi lascia una maggiore libertà ai cittadini per vivere e difendere questi princìpi. I politici impegnati e i cattolici devono fare poi attenzione anche ad eventuali aperture o alleanze con partiti o coalizioni che hanno nei loro programmi ideologie contrarie a questi princìpi. O con chi potrebbe favorire questi partiti. Il resto, il lavoro, la solidarietà, la giustizia, come dice il cardinale, sono conseguenze. In campagna elettorale tutti parlano di tasse, di Europa, stabilità, ma nulla terrà se al centro non si rimette l’uomo.

Come comunicare la bontà di questi prìncipi in un mondo che, come dice il cardinale, fatica a comprendere il dono di sé?

Innazitutto i princìpi non negoziabili non sono confessionali, ma tutelano la vera natura di ogni uomo. Quella che Cristo è venuto a illuminare, ma che, ripeto, resta la stessa per tutti.

La questione che riguarda Cristo non sembra mai veramente urgente, ha ricordato Bagnasco citando il Papa. Pare poco concreta. Cosa c’entra con la politica?

C’entra moltissimo: il cristianesimo non è una dottrina, ma la scoperta di una vita nuova, più vera. Vita che nasce dal rapporto con Cristo vivente che riempie l’esistenza, ad esempio nel sacramento matrimoniale in cui l’uomo si compie nell’alterità che è la donna per l’uomo e viceversa. Se l’amore a Lui non è il motivo dell’accoglienza dei figli, dei sacrifici necessari il “per sempre”, allora possiamo proclamare i princìpi ma non cambierà mai nulla. Se non cerchiamo Cristo nel nostro vivere, non capiamo più la convenienza e la bellezza di una vita così e non la sapremo testimoniare. È questa mancanza che ci rende anche tiepidi nella difesa dei princìpi non negoziabili. Altrimenti? Si produce come per contagio una cultura nuova che poi diventa azione. «C’è una tiepidezza che discredita il cristianesimo», ha detto il cardinale. E citando il Papa ha ribadito che se la fede non diventa «fiamma dell’amore» non può «accendere il fuoco» neanche nell’altro.

Il Papa parla spesso dei monaci che ricostruirono l’Europa ricominciando a cercare Dio in ogni cosa.

Se non cerchiamo Cristo in ogni rapporto o evento, come sottolinea il Santo Padre, non può nascere una nuova società e quindi una nuova politica. Come i monaci attrassero i barbari? Il “Querere Deum” generava un nuovo modo di vivere, più bello e umano, ne derivò una vera antropologia. Per questo, tenuto conto dei prìncipi che nascono da questa esperienza, abbiamo una responsabilità morale sul voto.

@frigeriobenedet

 

gen 152013
 
Comunicato di Alleanza Cattolica, 14 gennaio 2013

 

Il 13 gennaio 2013 si è svolta a Parigi la «Manif pour tous», intesa a protestare contro il progetto di legge del presidente socialista François Hollande sul «matrimonio per tutti», che estende la nozione di matrimonio alle coppie omosessuali. Alleanza Cattolica ha aderito a questa, che è stata la più grande manifestazione contro il matrimonio omosessuale della storia, e che merita qualche specifica considerazione.

1. In Francia Hollande è riuscito a sconfiggere nelle elezioni il presidente uscente di centro-destra Nicolas Sarkozy perché molti francesi erano stanchi della subalternità alla Germania e alle istituzioni europee dell’amministrazione Sarkozy, e senza dubbio alcuni non apprezzavano neppure la forte influenza della massoneria francese su tale amministrazione. Nonostante le promesse elettorali, il nuovo governo Hollande continua a dipendere strettamente dalle istituzioni europee a guida tedesca nella gestione dell’economia – semmai rincarando la dose di «austerità» e di tasse – e, quanto alla massoneria, per la prima volta nella storia francese tre dei quattro ministeri detti «sovrani» che tradizionalmente determinano la politica nazionale – Interni, Esteri, Giustizia e Difesa – hanno ora titolari che sono stati iniziato nelle logge massoniche (cfr. Sophie Coignard, «Hollande et ses franc-maçons», «Le Point», n. 2.013, 3 gennaio 2013, pp. 44-48). Se non ha nessuna autonomia in campo economico, l’amministrazione Hollande può però distinguersi nel campo dei «diritti», introducendo il matrimonio omosessuale e, in prospettiva, l’eutanasia.

2. La manifestazione di Parigi ha avuto un grande successo, e ha messo in difficoltà il governo, perché è riuscita a tenere insieme persone e forze diversissime unite dall’ostilità al matrimonio omosessuale: cattolici, ebrei, musulmani, atei, socialisti e anche omosessuali che considerano una legge sul matrimonio fra persone dello stesso sesso un errore.

3. Nessuna forza politica di qualche dimensione ha sostenuto in modo unanime la manifestazione. Lo stesso Fronte Nazionale della signora Marine Le Pen si è diviso, con la sua presidente che ha dichiarato di non volere partecipare temendo «derive omofobe», mentre hanno partecipato alla manifestazione anche esponenti di qualche rilievo dello stesso Partito Socialista.

La campagna elettorale in corso nel nostro Paese invita a qualche riflessione sul tema «Oggi in Francia, domani in Italia». Il Partito Democratico – con i suoi alleati di Sinistra e Libertà – propone da tempo il riconoscimento delle unioni omosessuali e ha almeno il pregio di esprimersi sul tema in modo chiaro e senza infingimenti. Anche il MoVimento 5 Stelle di Beppe Grillo e Rivoluzione Civile del giudice Antonio Ingroia si sono espressi, con diverse modalità, a favore del riconoscimento delle unioni fra persone dello stesso sesso.

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gen 112012
 

di Giancarlo Cerrelli

Il premier Mario Monti, durante la trasmissione “Che tempo che fa” di domenica 8 gennaio, ha ribadito la necessità di un certo disarmo delle corporazioni.
Comprendo che il termine “corporazione” non goda di un grande appeal nella cultura contemporanea, che risente di residui ideologici, tuttavia, dietro la volontà di disarmare le corporazioni credo possa esserci il rischio concreto di disarmare la società, più di quanto non lo sia già.

Lo Stato moderno ha polverizzato la struttura della società.

Il disarmo della società, se andiamo un po’ indietro nel tempo, ha avuto un’accelerazione dalla  Rivoluzione Francese, che con la legge Le Chapelier, che prevedeva l’abolizione delle arti e delle corporazioni professionali, ha lasciato gli operai indifesi di fronte ad un’industria in crescita e al capitalismo nascente e per tale ragione gli operai hanno iniziato a difendersi in modo anarchico, oppure attraverso la loro arma più efficace, lo sciopero, fino a ottenere il riconoscimento dei loro sindacati, prima come mezzi di pressione e poi di lotta di classe. Continue reading »

dic 172011
 

 Importante discorso del card. Angelo Bagnasco sul valore della coscienza nell’impegno sociale e politico.Nel suo discorso il card. Bagnasco chiarisce cosa è la coscienza ed evidenzia le interpretazioni ambigue che si danno di essa, frutto di cultura post-moderna che porta molti ad affermare che «non esisterebbero né il male in sé, né il bene in sé. Esisterebbe soltanto “un meglio di” o “un peggio di”. Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle circostanze e dal fine inteso. La morale viene sostituita da un calcolo delle conseguenze e con ciò cessa di esistere». Il card. Bagnasco, invece, precisa che “Nell’impianto dell’essere ci sono pilastri irrinunciabili o imprescindibili. Ci sono principi che non sono negoziabili, dove l’espressione negativa non sta a dire che non se ne possa discutere, anzi; significa piuttosto che, per loro natura, essi emergono con evidenza propria dalla realtà, infrangibili e intrattenibili, salvo che non si eserciti la violenza. Si tratta allora di riconoscerli nelle mille, diverse e cangianti situazioni, identificarli nella circostanza data, farli luccicare nella loro intrinseca plausibilità. La vita umana dal suo primo istante alla morte, la libertà di crescere e maturare, il matrimonio tra l’ uomo e la donna, sono beni fondamentali e fondativi; sono beni senza dei quali non ce ne potranno essere altri, come il lavoro, l’inclusione, la sicurezza, l’ambiente, la pace.… Le necessarie mediazioni che la politica richiede non potranno mai infirmare i beni primari, né indebolirli o contraddirli, né sottrarre loro l’energia che apre al futuro. Vanno fatti costantemente salvi in una dinamica organica che ne svelerà l’intrinseca e gerarchica connessione.” (G.C.) Continue reading »

dic 162011
 

Segnalo l’intervento di Marco Invernizzi, di seguito pubblicato,  che evidenzia l’attuale crisi della politica a favore di un qualcosa di diverso, cioè di una mentalità tecnocratica che vuole soluzioni efficaci, immediate, prive di qualsiasi riferimento ai cosiddetti valori non negoziabili. Una mentalità che lascia ai margini la gente comune, la quale, come dice l’autore, non ha più posti dove formarsi un’opinione attraverso un rapporto personale, per mezzo di discussioni reali, magari oziose e verbose, ma umane. Una mentalità che attribuisce ancora più potere allo Stato, che invade ulteriormente la società, entrando a “guardare” anche nei conti correnti, dopo avere monopolizzato l’educazione, il sistema previdenziale e interi settori del corpo sociale. Da questa situazione si esce soltanto con una profonda azione culturale, che restituisca alla gente il gusto della formazione, della conoscenza, dell’amore per la verità, anche sulla politica. La speranza è quella di ritornare ad essere popolo, che vive di vita propria e non rimanere massa etero-diretta, di fronte ad uno Stato invadente ed invasore. Continue reading »

dic 142011
 

Roma, 5 dicembre 2011.

Dopo l’annuncio di gravosi provvedimenti economici, che fra l’altro – e ancora una volta – non comportano quei sostegni alle famiglie con figli a carico che molti avevano auspicato, persone molto per bene, ugualmente leali al bene comune dell’Italia e ispirate dalla dottrina sociale della Chiesa, rischiano oggi di dividersi fra loro sulla questione se, dopo le dimissioni del presidente del Consiglio on. Silvio Berlusconi, chi aveva sostenuto il suo governo debba oggi appoggiare l’esecutivo guidato dal sen. Mario Monti e appoggiato anche dal Partito Democratico e dal Terzo Polo, o debba insistere per immediate nuove elezioni. Sembra importante che amicizie politiche e culturali, talora antiche, non si rompano su questo punto e che si ricordino alcuni aspetti essenziali. Continue reading »