lug 092014
 

cropped-piante

La legge crea cultura ed ha bisogno di etica

(Pubblicata sul sito Synodus, gli amici della Parola: http://synodus.wordpress.com/2014/07/09/la-legge-crea-cultura-ed-ha-bisogno-di-etica/

Intervista a Giancarlo Cerrelli, vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici:

Il suo ruolo di Vice Presidente Nazionale Unione Giuristi Cattolici Italiani la pone a confronto con temi delicati e molto rilevanti: con quale animo affronta questo incarico?
Il mio ruolo di Vice Presidente Nazionale nell’Unione Giuristi Cattolici Italiani lo vivo nella prospettiva di servizio a Cristo e alla verità che da Lui discende. Ritengo che il vero dramma della società contemporanea sia quello di aver perso il senso della vita. Anche il diritto ha perso il riferimento al suo fondamento che è costituito dalla ragione e dalla natura; anzi il diritto è spesso usato come mezzo per modificare la struttura della società e costruirla su basi nuove non conformi alla legge naturale. Compito del giurista cattolico, dunque, è quello di diventare missionario del buon senso anche nel campo del diritto.

Quali sono le attività della UGCI?
L’Unione ha lo scopo di contribuire all’attuazione dei principi dell’etica cristiana nell’esperienza giuridica.
In particolare l’Unione intende: promuovere un’adeguata specifica preparazione spirituale, deontologica, culturale e professionale dei giuristi;favorire l’affermarsi della concezione del diritto quale ordine di giustizia fra gli uomini; impegnarsi per la tutela e la promozione della persona umana nel concreto dell’esperienza giuridica; ottenere, anche nell’opinione pubblica, una maggiore consapevolezza della funzione del diritto nella società nazionale ed internazionale; richiamare l’attenzione dei giuristi sui problemi giuridici emergenti dall’evoluzione della società, perché possano trovare soluzioni rispondenti al bene comune.

La questione del confronto tra diritto positivo e diritto naturale è molto antica, ma oggi, con l’avanzare delle nostre conoscenze tecnico-scientifiche diviene davvero pressante. Che ne pensa?
E’ vero, la cultura contemporanea è dominata dal relativismo. Papa Benedetto XVI non ha esitato ad affermare che: “Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo.” Questa cultura, che non ha più un riferimento alla verità, condiziona fortemente anche la legge positiva, che, come dicevo prima, non dà più rilevanza alla legge morale naturale – che forse è più proficuo chiamare ordine della creazione – ma al desiderio. Il potere legislativo, ma anche quello giudiziario sono orientati prevalentemente a ratificare i desideri dei consociati, senza tenere conto se tali desideri siano fondati o meno sul piano naturale. Si ritiene che tutto ciò che scientificamente e tecnicamente sia possibile attuare, sia anche lecito. Le Corti di giustizia, a tal proposito, non hanno esitato ad ammettere la legittimità della fecondazione eterologa, dell’utero in affitto, dell’aborto, privilegiando il cd. diritto all’ “autodeterminazione”. Il giurista, in questo modo, diventa un tecnocrate, usa il suo sapere per manipolare la realtà.

Promulgare una legge significa cambiare la vita delle persone, spesso in modo profondissimo. Cosa il legislatore non deve mai dimenticare?
La legge crea cultura! Ciò che viene posto dal legislatore come legge si tende a considerarlo lecito e giusto. La legge, peraltro, ha la peculiarità di trasformare inavvertitamente la mentalità di un popolo. Il diritto, comunque, sembra aver perso il suo compito di tutela di specifici beni giuridici per lasciare il posto a un diritto propulsivo, che è usato come strumento per l’imposizione di una diversa visione sociale e creare una nuova sensibilità. Il legislatore, però, non deve dimenticare che porre leggi non in accordo con il diritto naturale, tende a demoralizzare il popolo, che non riuscirà più, alla lunga, a scorgere il vero, il bello, il buono e il giusto, finendo per scivolare inevitabilmente in una disperazione esistenziale e sociale.

In che modo credenti e non credenti possono trovare una via di dialogo virtuosa sulle norme che debbono regolare la vita di tutti?
Possono farlo riscoprendo la legge naturale che hanno iscritta nei loro cuori. Bisogna riscoprire la grammatica dell’umano superando quella tendenza gnostica che vuole ricreare l’umano. Istanze rispettose della ragione e della natura sono le basi vere per un proficuo dialogo tra credenti e non credenti. Non si tratta di imporre un’idea confessionale alla società, ma di riscoprire ciò che l’uomo da un po’ ha perso di vista, cioè l’ecologia dell’umano.

gen 262013
 

 

UDIENZA AL TRIBUNALE DELLA ROTA ROMANA IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO 26.01.2013

  • Cari Componenti del Tribunale della Rota Romana!

    È per me motivo di gioia ritrovarvi in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Ringrazio il vostro Decano, Mons. Pio Vito Pinto, per i sentimenti espressi a nome di tutti voi e che contraccambio di cuore. Questo incontro mi offre l’opportunità di riaffermare la mia stima e considerazione per l’alto servizio che prestate al Successore di Pietro ed alla Chiesa intera, come pure di spronarvi ad un impegno sempre maggiore in un ambito certamente arduo, ma prezioso per la salvezza delle anime. Il principio che la salus animarum è la suprema legge nella Chiesa (cfr CIC, can. 1752) deve essere tenuto ben presente e trovare, ogni giorno, nel vostro lavoro, la dovuta e rigorosa risposta.

    1. Nel contesto dell’Anno della fede, vorrei soffermarmi, in modo particolare, su alcuni aspetti del rapporto tra fede e matrimonio, osservando come l’attuale crisi di fede, che interessa varie parti del mondo, porti con sé una crisi della società coniugale, con tutto il carico di sofferenza e di disagio che questo comporta anche per i figli. Possiamo prendere come punto di partenza la comune radice linguistica che, in latino, hanno i terminifides e foedus, vocabolo, quest’ultimo, col quale il Codice di Diritto Canonico designa la realtà naturale del matrimonio, come patto irrevocabile tra uomo e donna (cfr can. 1055 § 1). Il reciproco affidarsi, infatti, è la base irrinunciabile di qualunque patto o alleanza.

    Sul piano teologico, la relazione tra fede e matrimonio assume un significato ancora più profondo. Il vincolo sponsale, infatti, benché realtà naturale, tra i battezzati è stato elevato da Cristo alla dignità di sacramento (cfribidem).

    Il patto indissolubile tra uomo e donna, non richiede, ai fini della sacramentalità, la fede personale dei nubendi; ciò che si richiede, come condizione minima necessaria, è l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa. Ma se è importante non confondere il problema dell’intenzione con quello della fede personale dei contraenti, non è tuttavia possibile separarli totalmente. Come faceva notare la Commissione Teologica Internazionale in un Documento del 1977, «nel caso in cui non si avverta alcuna traccia della fede in quanto tale (nel senso del termine “credenza”, disposizione a credere), né alcun desiderio della grazia e della salvezza, si pone il problema di sapere, in realtà, se l’intenzione generale e veramente sacramentale di cui abbiamo parlato, è presente o no, e se il matrimonio è contratto validamente o no» (La dottrina cattolica sul sacramento del matrimonio[1977], 2.3: Documenti 1969-2004, vol. 13, Bologna 2006, p. 145). Il beato Giovanni Paolo II, rivolgendosi a codesto Tribunale, dieci anni fa, precisò, tuttavia, che «un atteggiamento dei nubendi che non tenga conto della dimensione soprannaturale nel matrimonio può renderlo nullo solo se ne intacca la validità sul piano naturale nel quale è posto lo stesso segno sacramentale» (ibidem). Circa tale problematica, soprattutto nel contesto attuale, occorrerà promuovere ulteriori riflessioni.

    Continue reading »

dic 312011
 

 

E’ finito un nuovo anno. Tanti ricordi, nuove speranze. Solitamente quando finisce qualcosa – ad es. un amore, un’amicizia, la vita di una persona cara – si è invasi dalla tristezza, ciò, invece, non si verifica quando finisce un anno. In questa occasione è ricercato ogni tipo di distrazione, pur di non pensare che un altro anno della  nostra vita finisce e che inesorabilmente si avvicina la  nostra fine terrena. Si, perché la vuota allegria, quasi scaramantica dell’ultimo dell’anno è orientata prevalentemente a cercare l’inveramento quasi magico di speranze contingenti – ad es.  i soldi, la carriera, il potere, il piacere –  dimenticando, però,  l’origine della Speranza che è la vera fonte della felicità.

La morte, per la comune degli uomini, è da allontanare dai pensieri, eppure il tempo che passa dovrebbe indurre a porci alcune domande sul senso della  vita e della morte.

Cos’è la vita? Solo un mero susseguirsi di eventi che dobbiamo sfruttare per acquisire sempre più averi, più potere e più piacere? O è invece un tempo per realizzarci come persone? E’ sicuramente  necessario comprendere che è un tempo in cui la vita o è orientata al nostro Creatore, o è priva di senso. Continue reading »

dic 162011
 

Immagine anteprima YouTube

“Video sul Messaggio di Sua Santità Benedetto XVI per la giornata della pace”
Benedetto XVI nel Messaggio per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace che si celebrerà il 1° gennaio pone l’attenzione sull’educazione dei giovani alla giustizia e alla pace e afferma, tra le altre cose che: “La libertà è un valore prezioso, ma delicato; può essere fraintesa e usata male. « Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione, perché separa l’uno dall’altro, riducendo ciascuno a ritrovarsi chiuso dentro il proprio “io”. Dentro ad un tale orizzonte relativistico non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della verità prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune ».

Per esercitare la sua libertà, l’uomo deve dunque superare l’orizzonte relativistico e conoscere la verità su se stesso e la verità circa il bene e il male. Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce lo chiama ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, ad assumere la responsabilità del bene compiuto e del male commesso. Per questo, l’esercizio della libertà è intimamente connesso alla legge morale naturale, che ha carattere universale, esprime la dignità di ogni persona, pone la base dei suoi diritti e doveri fondamentali, e dunque, in ultima analisi, della convivenza giusta e pacifica fra le persone.” Continue reading »