dic 312011
 

 

E’ finito un nuovo anno. Tanti ricordi, nuove speranze. Solitamente quando finisce qualcosa – ad es. un amore, un’amicizia, la vita di una persona cara – si è invasi dalla tristezza, ciò, invece, non si verifica quando finisce un anno. In questa occasione è ricercato ogni tipo di distrazione, pur di non pensare che un altro anno della  nostra vita finisce e che inesorabilmente si avvicina la  nostra fine terrena. Si, perché la vuota allegria, quasi scaramantica dell’ultimo dell’anno è orientata prevalentemente a cercare l’inveramento quasi magico di speranze contingenti – ad es.  i soldi, la carriera, il potere, il piacere –  dimenticando, però,  l’origine della Speranza che è la vera fonte della felicità.

La morte, per la comune degli uomini, è da allontanare dai pensieri, eppure il tempo che passa dovrebbe indurre a porci alcune domande sul senso della  vita e della morte.

Cos’è la vita? Solo un mero susseguirsi di eventi che dobbiamo sfruttare per acquisire sempre più averi, più potere e più piacere? O è invece un tempo per realizzarci come persone? E’ sicuramente  necessario comprendere che è un tempo in cui la vita o è orientata al nostro Creatore, o è priva di senso. Continue reading »

dic 152011
 

CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON GLI UNIVERSITARI, 15 DICEMBRE 2012

OMELIA DEL SANTO PADRE

«Siate costanti, fratelli, fino alla venuta del Signore» (Gc 5,7).

Con queste parole l’Apostolo Giacomo ci indica l’atteggiamento interiore per prepararci ad ascoltare e accogliere di nuovo l’annuncio della nascita del Redentore nella grotta di Betlemme, mistero ineffabile di luce, di amore e di grazia.
A voi, cari universitari di Roma, che ho la gioia di incontrare in questo tradizionale appuntamento, rivolgo con affetto il mio saluto: vi accolgo in prossimità del Santo Natale, con i vostri desideri, le vostre attese, le vostre preoccupazioni; e saluto anche le comunità accademiche che voi rappresentate. Ringrazio il Magnifico Rettore, Prof. Massimo Egidi, per le cortesi parole che mi ha indirizzato a nome di tutti voi, e con le quali ha evidenziato la delicata missione del professore universitario. Saluto con viva cordialità il Ministro per l’Università, Prof. Francesco Profumo, e le autorità accademiche dei vari Atenei. Continue reading »

dic 132011
 

Cari fratelli e sorelle!

I testi liturgici di questo periodo di Avvento ci rinnovano l’invito a vivere nell’attesa di Gesù, a non smettere di aspettare la sua venuta, così da mantenerci in un atteggiamento di apertura e di disponibilità all’incontro con Lui. La vigilanza del cuore, che il cristiano è chiamato ad esercitare sempre, nella vita di tutti i giorni, caratterizza in particolare questo tempo in cui ci prepariamo con gioia al mistero del Natale (cfr Prefazio dell’Avvento II). L’ambiente esterno propone i consueti messaggi di tipo commerciale, anche se forse in tono minore a causa della crisi economica. Il cristiano è invitato a vivere l’Avvento senza lasciarsi distrarre dalle luci, ma sapendo dare il giusto valore alle cose, per fissare lo sguardo interiore su Cristo. Se infatti perseveriamo “vigilanti nella preghiera ed esultanti nella lode” (ibid.), i nostri occhi saranno in grado di riconoscere in Lui la vera luce del mondo, che viene a rischiarare le nostre tenebre.

In particolare, la liturgia dell’odierna domenica, detta “Gaudéte”, ci invita alla gioia, ad una vigilanza non triste, ma lieta. “Gaudete in Domino semper” – scrive san Paolo: “Gioite sempre nel Signore” (Fil 4,4). La vera gioia non è frutto del divertirsi, inteso nel senso etimologico della parola di-vertere, cioè esulare dagli impegni della vita e dalle sue responsabilità. La vera gioia è legata a qualcosa di più profondo. Certo, nei ritmi quotidiani, spesso frenetici, è importante trovare spazi di tempo per il riposo, per la distensione, ma la gioia vera è legata al rapporto con Dio. Chi ha incontrato Cristo nella propria vita, sperimenta nel cuore una serenità e una gioia che nessuno e nessuna situazione possono togliere. Sant’Agostino lo aveva compreso molto bene; nella sua ricerca della verità, della pace, della gioia, dopo aver cercato invano in molteplici cose conclude con la celebre espressione che il cuore dell’uomo è inquieto, non trova serenità e pace finché non riposa in Dio (cfr Le Confessioni, I,1,1). La vera gioia non è un semplice stato d’animo passeggero, né qualcosa che si raggiunge con i propri sforzi, ma è un dono, nasce dall’incontro con la persona viva di Gesù, dal fargli spazio in noi, dall’accogliere lo Spirito Santo che guida la nostra vita. È l’invito che fa l’apostolo Paolo, che dice: “Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Ts 5,23). In questo tempo di Avvento rafforziamo la certezza che il Signore è venuto in mezzo a noi e continuamente rinnova la sua presenza di consolazione, di amore e di gioia. Abbiamo fiducia in Lui; come ancora afferma sant’Agostino, alla luce della sua esperienza: il Signore è più vicino a noi di quanto noi lo siamo a noi stessi – “interior intimo meo et superior summo meo” (Le Confessioni, III,6,11).

Affidiamo il nostro cammino alla Vergine Immacolata, il cui spirito ha esultato in Dio Salvatore. Sia Lei a guidare i nostri cuori nell’attesa gioiosa della venuta di Gesù, un’attesa ricca di preghiera e di opere buone.

dic 112011
 

E’ sconfortante rilevare che un giurista della fama di Stefano Rodotà usi la Costituzione italiana considerandola “unica bussola” (la Repubblica 21.11.2011 p. 25) con l’intento malcelato di dettare l’agenda etica al Parlamento e al nuovo Governo.
Il noto giurista afferma che:
“Se alla lealtà verso la Costituzione dobbiamo continuare a rifarci, è appunto il percorso costituzionale che deve essere rigorosamente seguito tanto dal governo che dal Parlamento. E questo significa mettere da parte il testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, grondante di incostituzionalità, sgrammaticature e difficoltà applicative in ogni suo articolo. Significa riprendere il cammino verso una seria disciplina delle unioni di fatto, comprese quelle tra persone omosessuali, alle quali la Corte costituzionale ha riconosciuto un “diritto fondamentale” al riconoscimento giuridico della loro condizione, indicazione finora del tutto disattesa dal Parlamento. Significa riportare a ragione e Costituzione la materia della procreazione assistita.”

In poche parole il professor Rodotà, brandendo il feticcio della Costituzione, suggerisce al nuovo esecutivo di fare quello che saggiamente il precedente governo non ha perseguito.
In modo militante e artato, propone di abbattere quei limiti di natura stabiliti da quella “grammatica umana e sociale”, che anche la nostra Costituzione riconosce. Continue reading »