Eutanasia legale cultura di morte

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Il popolo italiano è prossimo a subire l’ennesimo stupro

Il comitato promotore del referendum sull’eutanasia legale ha annunciato il raggiungimento del tetto delle 500 mila firme necessarie perché la Corte di Cassazione possa indirlo. Nelle Commissioni riunite Giustizia e Affari sociali della Camera è, inoltre, all’esame il testo base sul fine vita e sulla non punibilità dell’assistenza al suicidio. Il popolo italiano è, dunque, prossimo a subire l’ennesimo stupro ordito dal fronte rivoluzionario e libertario. Dal ’68 del secolo scorso, questo fronte, con una strategia ormai ben collaudata, ha disintegrato molti punti fermi della sensibilità religiosa, culturale e giuridica del nostro popolo. Ha realizzato ciò promuovendo, a ritmo cadenzato, leggi che hanno provocato la “demoralizzazione” del nostro popolo, facendo diventare sempre più incerta la sua identità.

L’eutanasia è un crimine contro la vita umana

Il nostro popolo, che appare incapace di reagire, se non di pancia, sta per subire una nuova ferita con il referendum sull’eutanasia. Inizierà, a breve, infatti, la campagna referendaria in cui ci sentiremo ripetere i soliti slogan buonisti e politicamente corretti. Sentiremo dire che l’eutanasia serve a morire con dignità, dimenticando che “l’eutanasia è un crimine contro la vita umana perché, con tale atto, l’uomo sceglie di causare direttamente la morte di un altro essere umano innocente” anche se consenziente (cfr. Samaritanus bonus, 1).

Ci diranno che l’uomo ha il diritto di autodeterminarsi e di fare ciò che vuole della propria vita qualora questa non sia meritevole “qualitativamente” di essere vissuta. Si dimentica, tuttavia, che: “scegliere la morte è la vittoria di una concezione antropologica individualista e nichilista. Chi si trovi in condizioni di estrema sofferenza va aiutato a gestire il dolore non a eliminare la propria vita” (Cei).

La finta compassione dei promotori dell’eutanasia

Ci diranno che l’eutanasia è un mezzo di compassione per il malato, ma la compassione umana non consiste nel provocare la morte, ma nell’accogliere il malato, nel sostenerlo nelle difficoltà, nell’offrirgli affetto, attenzione e i mezzi per alleviare la sofferenza.

È veramente singolare e paradossale che in un’epoca in cui la medicina ha reso più facile il dominio sul dolore, si intenda favorire l’eutanasia. Si comprende, allora, che non è il dolore che è diventato insopportabile, ma sono venute meno le ragioni del vivere. È venuto meno il senso da conferire alla sofferenza e alla morte.

L’eutanasia figlia dell’individualismo

L’individualismo, che connota la nostra società, induce a vedere gli altri come limite e minaccia alla propria libertà. Alla radice di un tale atteggiamento vi è «un neo-pelagianesimo per cui l’individuo, radicalmente autonomo, pretende di salvare sé stesso, senza riconoscere che egli dipende, nel più profondo del suo essere, da Dio e dagli altri. Un certo neo-gnosticismo, dal canto suo, presenta una salvezza meramente interiore, rinchiusa nel soggettivismo», che auspica la liberazione della persona dai limiti del suo corpo, soprattutto quando fragile e ammalato (cfr. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lett. Placuit Deo (22 febbraio 2018), n. 3; cfr. Francesco, Lett. Enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), n. 162.

La battaglia contro l’eutanasia, dunque, è una battaglia da fare, è una battaglia di civiltà, è una battaglia di senso. L’eutanasia e il suicidio assistito, infatti, sono risposte erronee per risolvere problemi veri relativi al paziente terminale.

Le forze politiche e la battaglia contro l’eutanasia

In tutto ciò, sarà, pertanto, significativo vedere quali forze politiche saranno pronte a metterci la faccia, senza se e senza ma, per una battaglia contro l’eutanasia, contro la legalizzazione di un’ulteriore tappa della cultura di morte che il fronte libertario vuole imporre al nostro popolo.

Popolo e Identità a favore della cultura della vita

Popolo e Identità promette fin da ora battaglia per affermare la sua convinta posizione a favore della cultura della vita e contro la cultura di morte. Quella cultura di morte che il fronte libertario – che tra l’altro, si batte a favore del ddl Zan, dell’educazione gender nelle scuole, dello ius soli, dell’utero in affitto, della liberalizzazione delle droghe leggere, etc. – vuole imporre al popolo italiano, con l’eutanasia. L’eutanasia è un vero e proprio omicidio, seppur perpetrato da un medico nei confronti di un malato terminale consenziente.

“Il personale medico e gli altri operatori sanitari non possono prestarsi a nessuna pratica eutanasica neppure su richiesta dell’interessato, tanto meno dei suoi congiunti. Non esiste, infatti, un diritto a disporre arbitrariamente della propria vita, per cui nessun operatore sanitario può farsi tutore esecutivo di un diritto inesistente” (Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, Nuova carta degli Operatori sanitari, n. 169). La missione del medico è per la vita, non per dare la morte; non può trasformarsi in un “untore”.

I cattolici, in questa battaglia, facciano sentire la propria voce, non abbiano paura di mostrare la propria identità.

In un mondo sempre più fluido e relativista, senza punti di riferimento visibili, c’è bisogno, oggi più che mai, di testimoni che indichino al mondo la bellezza della vita.

18170cookie-checkL’eutanasia, altra tappa della cultura di morte.

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