cittadini politically correct

Si è dichiarati cittadini di serie B se non si ragiona secondo gli schemi del politically correct. È quanto afferma lucidamente il prof. Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera.

Il prof. Galli della Loggia nel suo editoriale sul Corriere della Sera del 6 novembre u.s. ha fatto un quadro realistico e allo stesso tempo drammatico della nostra realtà sociale. Prendendo spunto dalla reazione scomposta della sinistra per la mancata approvazione del ddl Zan rileva l’emarginazione dei conservatori. Afferma:

Galli della Loggia e la dittatura del politicamente corretto

Non è facile per nulla avere una voce di tipo conservatore nel dibattito pubblico…nel nostro Paese in specie dopo la scomparsa politica dei cattolici e l’avvento di una società massicciamente secolarizzata è diventata estremamente difficile l’espressione pubblica di un punto di vista che non accetti a occhi chiusi il punto di vista della cultura progressista.

Riemerge con forza l’antica mancanza di educazione democratica del Paese sicché qualsivoglia opinione dissenziente tende a essere immediatamente classificata come puramente reazionaria e a essere quindi messa al bando.

È in questo clima che una voce di orientamento conservatore opposta al dominio del politicamente corretto diviene pressoché impossibile. O per essere più precisi, un tale punto di vista può benissimo essere manifestato ma è quanto mai improbabile che esso venga preso realmente in considerazione dalla discussione pubblica ufficiale e trattato come un normale elemento del dibattito culturale alla pari con quelli di segno contrario.

Il punto di vista dei conservatori è stigmatizzato come indegno

Nell’arena pubblica specie radiotelevisiva capita quasi sempre, infatti, che il punto di vista culturalmente conservatore sia implicitamente spogliato di qualunque contenuto e dignità ideali, e quindi preliminarmente stigmatizzato come indegno di vera considerazione. 

Esso viene sottoposto a un meccanismo di depotenziamento e soprattutto di declassamento. Viceversa il punto di vista ispirato ai canoni del politicamente corretto progressista viene sempre presentato come un punto di vista che ha sì conseguenze di tipo politico, ma che soprattutto è suffragato dalla più accreditata modernità culturale. Cioè dal bene per antonomasia. 

Nelle società attuali essere esclusi dal dibattito pubblico significa di fatto essere esclusi dalla democrazia, dal suo cuore pulsante di ogni giorno, significa non essere riconosciuti, vedersi negata una rappresentanza essenziale, forse più essenziale di quella elettorale. Significa essere dichiarati cittadini di serie B e quindi spinti a rinunciare a partecipare alla vita pubblica o ad abbracciare posizioni di rottura. Significa la trasformazione del regime democratico in un’insopportabile oligarchia di depositari della virtù civica e della presunta verità dei tempi.

Ernesto Galli della Loggia cittadini
Il Prof. Ernesto Galli della Loggia

La dittatura del politicamente corretto

Ringraziamo il prof. Galli della Loggia per aver denunciato lucidamente e coraggiosamente la dittatura del politicamente corretto che egemonizza la nostra cultura. E lo ha fatto sul maggiore quotidiano italiano. Tutto ciò in un momento storico in cui la vulgata corrente ci avverte che non esistono più ideologie. Non solo, ma che è fuori luogo parlare di fronti contrapposti: di destra e sinistra.

Ciò apparentemente sembra plausibile osservando la società liquida in cui viviamo, priva di punti di riferimento forti. Tuttavia tale presunta indistinzione politica ha un chiaro scopo. Serve, infatti, a depotenziare e a fiaccare la reazione contro il partito radicale di massa da parte del fronte conservatore.

Tale retorica, infatti, fa il gioco del Fronte rivoluzionario, che sfrutta la fluidità e l’indistinzione valoriale della società relativista postmoderna, per insinuarsi e imporre la propria egemonia culturale e politica. Tale Fronte, sfruttando l’equivoco di una irrilevanza della distinzione tra destra e sinistra, promuove in modo artato, indisturbato e trasversale una rivoluzione antropologica.

I “nuovi diritti” mezzo per imporre l’egemonia culturale

Lo fa suscitando pretestuosamente il bisogno di fornire tutele giuridiche a fattispecie eminentemente individualistiche e minoritarie. Tali fattispecie sono declinate artatamente nell’accezione di “nuovi diritti”. Questi per il loro impatto emotivo, fanno breccia con facilità nell’immaginario del corpo sociale sempre più persuaso e soggiogato dalla dittatura del politicamente corretto. Così i “nuovi diritti” diventano il grimaldello che il Fronte libertario rivoluzionario usa per imporre la propria egemonia culturale.

Questa egemonia si declina in una rivoluzione antropologica caratterizzata dall’odio verso l’identità dell’uomo e della donna, creati maschio e femmina. Un odio contro la natura così come appare nel progetto del Creatore.

Reazione di popolo

Per far fronte a questo processo rivoluzionario è necessaria e urgente una reazione culturale popolare che contrasti l’egemonia antropologica del Fronte Rivoluzionario. Serve, al contempo la promozione di un fronte politico identitario che abbia alla base un paradigma valoriale che accentui la differenza con il partito radicale di massa, dando rilevanza alle identità valoriali di appartenenza politica.
Solo una reazione di popolo, che sposi un’antropologia basata sul reale e che sia rispettosa della grammatica dell’umano, iscritta nel cuore di ogni uomo potrà invertire la pericolosa tendenza evocata molto bene da Galli della Loggia.

21770cookie-checkCorsera: cittadini di serie B se non si è conformi al politically correct

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