Nel supplemento La Lettura del Corriere della Sera del 23 agosto, un’intera inchiesta affronta il tema della coppia contemporanea. Ne emerge un quadro dominato da concetti come “relazioni fluide”, “coppia liquida”, “poliamore” e “alleanze affettive variabili”. Secondo alcuni esperti, la coppia tradizionale sarebbe ormai superata, sostituita da legami intermittenti e da un nuovo orizzonte in cui il vincolo matrimoniale risulta un retaggio del passato.

A una prima lettura, sembrerebbe un’indagine sociologica. In realtà, scorrendo le pagine, si coglie subito l’impianto ideologico: più che fotografare la realtà, gli autori ne selezionano alcune tendenze per proporle come inevitabili approdi del futuro.

Il dogma della fine della coppia

Matteo Lancini arriva ad affermare che “presto la coppia non esisterà più” e che i giovani hanno già promosso relazioni nuove, non vincolate all’idea tradizionale di fedeltà e stabilità. Annalisa Ambrosio distingue il poliamore da un semplice legame aperto, descrivendo come sempre più diffusa una molteplicità di rapporti affettivi. Chiara Saraceno ridimensiona il significato dell’aumento dei single, mentre Alessandro Rosina parla di “eterogeneità di relazioni” come cifra della modernità.

In questo coro, ciò che manca è la voce che difenda la coppia come cellula fondamentale della società. Nessuno degli interventi sembra considerare che la dissoluzione del vincolo stabile non sia un progresso, ma un fattore di fragilità sociale, che lascia individui più soli, famiglie più deboli, figli più esposti all’instabilità.

L’illusione della neutralità scientifica

Si usano grafici e percentuali (sugli stereotipi di genere, sui comportamenti “accettabili” nelle coppie, sul controllo reciproco dei partner) per dare un’aura di oggettività. Ma la scelta stessa dei temi rivela la direzione: normalizzare la dissoluzione dei legami, ridurre il matrimonio a una reliquia, presentare come “naturale” ciò che è in realtà il frutto di precise scelte culturali.

Il rovesciamento semantico

Si parla di “investimento su di sé” come se fosse un valore superiore alla dedizione reciproca. Si celebra la “crescita personale” come alternativa alla fedeltà. Si presenta la frammentazione dei legami come arricchimento, quando nella realtà è spesso fonte di solitudine e precarietà affettiva. Dietro l’apparente apertura si cela un rovesciamento: ciò che per secoli è stato riconosciuto come bene (la stabilità della coppia e della famiglia) viene oggi bollato come limite, mentre la fragilità dei rapporti diventa un ideale di libertà.

Una visione che dimentica i figli

Colpisce soprattutto l’assenza di uno sguardo sui figli. Nel dibattito si parla di individui, di adulti, di scelte personali, ma quasi mai delle ricadute sulle nuove generazioni. Eppure i dati sono chiari: i bambini cresciuti in contesti instabili sono più vulnerabili, più esposti a difficoltà scolastiche, affettive, economiche. La “coppia liquida” è forse attraente per l’adulto in cerca di autonomia, ma rappresenta un fardello pesante per chi nasce e cresce in un mondo senza punti di riferimento.

Conclusione

L’inchiesta de La Lettura non è una fotografia neutrale della società, ma una tappa del lungo processo di “decostruzione” della famiglia iniziato negli anni Sessanta. Presentare la precarietà come futuro inevitabile significa rinunciare a ogni progetto di ricostruzione sociale. La realtà, però, è più complessa delle formule ideologiche: mentre alcuni celebrano la “liquidità” dei legami, molti giovani continuano a desiderare una relazione stabile, fondata sulla fedeltà e aperta alla vita.

La sfida del nostro tempo non è dissolvere la coppia, ma restituirle valore. Non liquefarla, ma rafforzarla come luogo in cui l’amore diventa responsabilità, fedeltà e futuro.

24400cookie-checkLa favola della “coppia liquida”: un manifesto ideologico travestito da sociologia

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