Il 15 agosto, per molti, è solo Ferragosto: mare, grigliate, viaggi e divertimento. Pochi si ricordano che oggi la Chiesa celebra una delle più grandi solennità mariane: l’Assunzione della Beata Vergine Maria in cielo, in anima e corpo. Un mistero di fede che non è semplice ricordo di un fatto lontano, ma annuncio di ciò che siamo chiamati a vivere anche noi: la partecipazione alla gloria di Dio.

In una società sempre più scristianizzata, dove le famiglie non trasmettono più ai figli la fede, si perde di vista la prospettiva eterna. La vita viene pensata e vissuta solo nell’orizzonte terreno, come se tutto finisse con la morte. Ma l’uomo è fatto per l’eternità, e l’Assunzione di Maria lo ricorda con forza: siamo destinati alla vita immortale in Dio.

Papa Pio XII, nella Costituzione Apostolica Munificentissimus Deus (1950), ha proclamato come dogma di fede che «l’Immacolata Madre di Dio, sempre Vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Non si tratta, sottolineava il Papa, solo del fatto che il corpo di Maria non subì la corruzione del sepolcro, ma del suo trionfo sulla morte e della sua celeste glorificazione.

I Padri della Chiesa hanno parlato con entusiasmo di questo mistero. San Giovanni Damasceno vedeva nell’Assunzione la logica conseguenza di tutti i privilegi di Maria: colei che aveva portato nel grembo il Creatore non poteva che abitare nei tabernacoli eterni; colei che lo aveva visto morire sulla croce ora lo contempla glorioso alla destra del Padre. San Germano di Costantinopoli sottolineava che il corpo verginale di Maria, “tutto santo e tutto tempio di Dio”, non poteva conoscere la corruzione, ma doveva trasfigurarsi in gloria.

L’Assunzione, dunque, è il sigillo della vittoria di Cristo e di Maria sul peccato e sulla morte, e prefigura il destino ultimo di ogni credente: «Quando questo corpo corruttibile si sarà vestito di incorruttibilità… la morte sarà stata ingoiata per la vittoria» (1 Cor 15,54).

Eppure, oggi, in un’epoca che ha perso il senso del peccato e dell’eternità, questa festa rischia di diventare solo una ricorrenza folcloristica. Il vero pericolo è che l’uomo moderno, dimentico del cielo, viva come se Dio non esistesse, riducendo la vita a un susseguirsi di piaceri e impegni terreni.

Maria Assunta ci ricorda invece che la nostra patria è nei cieli (Fil 3,20) e che siamo fatti per la comunione eterna con Dio. Se perdiamo questa prospettiva, perdiamo anche il senso del vivere: perché solo alla luce dell’eternità ogni sofferenza, ogni lotta, ogni atto di amore trova il suo compimento.

Oggi, allora, non festeggiamo solo un giorno d’estate, ma la certezza che la morte non è l’ultima parola. Guardiamo a Maria, Regina gloriosa, e riscopriamo la nostra vera meta: la vita eterna con Cristo.

24200cookie-checkFerragosto o Assunzione? Il vero significato di una festa dimenticata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *