La mappa del Pew research center che afferma che l'Italia non è un Paese omofobo.

L’Italia non è un Paese omofobo. È quanto emerge dai dati autorevoli del Pew Research Center di Washington e del Ministero dell’Interno italiano. Perché allora questo pressing?

Tempo di lettura stimato: 7 minuti

È sotto gli occhi di tutti, che da anni, subiamo un martellamento continuo, soprattutto da parte dei mass media e dei social media , che ci informano in ogni occasione opportuna o inopportuna, che vi è in Italia un’emergenza omofobia.

Esiste un’emergenza omofobia?

Tale presunta emergenza omofobia sta alla base del pressing che la sinistra fa da anni a favore di una legge anti omofobia, del ddl Zan.

Nonostante tale “lavaggio del cervello” a cui siamo forzatamente sottoposti, osservando la realtà italiana, si percepisce una situazione ben diversa dai proclami allarmanti della sinistra.

Perché l’Italia non è un Paese omofobo.

Le fiction

L’Italia, infatti, non è un Paese omofobo se in ogni fiction ormai da tempo è presente un protagonista gay, che evidenzia la sua tendenza.

La scuola

L’Italia non è un Paese omofobo se nelle scuole, da tempo, i giovani subiscono in modo subliminale, o apertamente un’educazione gay friendly.

Le unioni civili

L’Italia non è un Paese omofobo se ha approvato una legge come quella della Unioni civili che consente un simil matrimonio alle coppie gay.

Genitore 1 e genitore 2

L’Italia non è un Paese omofobo se consente nelle scuole di usare moduli, che riportano invece che madre e padre, genitore 1 e genitore 2.

Le Corti di giustizia

L’Italia non è un Paese omofobo, se la giurisprudenza delle Corti di giustizia italiane recepisce, senza se e senza ma, un modello di famiglia, che considera famiglia anche le coppie gay, riconoscendo ad esse anche l’omogenitoralità.

La pubblicità

L’Italia non è un Paese omofobo se la pubblicità trasmessa dalle televisioni di Stato diffonde effusioni sfacciatamente omosessuali in qualsiasi orario.

Gli enti pubblici

L’Italia non è un Paese omofobo se gli Enti pubblici organizzano eventi, per lo più senza contraddittorio, a favore di una società che diventi sempre più gay friendly.

L’accettazione popolare di governatori gay

L’Italia non è un Paese omofobo se negli anni passati tra il 2005 e il 2015, in due regioni del Meridione d’Italia, Puglia e Sicilia, sono stati eletti due governatori di regione, entrambi dichiaratamente omosessuali: Vendola e Crocetta.

I giovani e l’amore

L’Italia non è un Paese omofobo se la maggior parte dei giovani accettano incondizionatamente, che non sia importante il sesso del partner in una relazione, ma ciò che si prova interiormente.

La persecuzione sociale di chi osteggia il pensiero unico gay friendly

L’Italia non è un Paese omofobo se si viene vilipesi se si afferma che l’omosessualità è un disordine.

Potremmo continuare all’infinito per dimostrare che l’italia non è un Paese omofobo e che, pertanto, non ha bisogno di una legge anti omofobia, come il ddl Zan.

Riteniamo, tuttavia, di dover ulteriormente dimostrare, con dati alla mano, che l’Italia non è un Paese omofobo.

I dati dell’autorevole Pew Research Center che dimostrano che non esiste omofobia in Italia.

Abbiamo interpellato il più autorevole Centro di Ricerche Statistiche al mondo il Pew Research Center di Washington.

Il Pew Research Center ha svolto nel 2019 una ricerca statistica per verificare quanto sia accettata l’omosessualità nel mondo.

Ebbene, da tale ricerca emerge un dato significativo e sorprendente che afferma che l’Italia non è un Paese omofobo.

L’Italia, infatti, ha un’accettazione dell’omosessualità nella società pari al 75%.

Come, peraltro, è facilmente ravvisabile dalla mappa prodotta dall’autorevole Centro di Ricerca, l’Italia ha un’accettazione dell’omosessualità superiore a Paesi come gli Stati Uniti (72%), il Brasile (67%), il Messico (69%), il Giappone (68%), la Grecia (48%), etc.

L’Italia non è un Paese omofobia. Pew Research Center
La tabella dimostra l’accettazione dell’omosessualità negli anni

Il Pew Research Center non è, tuttavia, l’unica fonte che afferma che non esiste omofobia in Italia e che, invece, l’omosessualità e largamente accettata dalla società italiana.

I dati del Ministero dell’Interno, che smascherano la bufala omofobia.

Alla medesima conclusione giungiamo guardando i dati prodotti dal Ministero dell’Interno italiano.

Da 10 anni, infatti, il Ministero dell’Interno ha istituito, nell’ambito del Dipartimento di pubblica sicurezza, l’Oscad – Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori.

L’Oscad ha natura di strumento operativo interforze per ottimizzare l’azione delle forze di polizia a competenza generale nella prevenzione e nel contrasto dei reati di matrice discriminatoria.

Ebbene dai dati dell’Oscad emerge che le segnalazioni – non condanne definitive, ma segnalazioni provenienti anche da associazioni – pervenute all’Oscad dal 10 settembre 2010 al 31 dicembre 2018, sono:

n. 197 (13%) segnalazioni afferenti a discriminazioni basate sull’orientamento sessuale,

n. 15 (1%), segnalazioni afferenti a discriminazioni basate sull’identità di genere.

Dati sorprendenti: l’Italia non è omofoba

Dunque, in otto anni l’insieme di presunte – è lecito adoperare questo aggettivo, poiché il riferimento è, lo si ripete, a segnalazioni e non a condanne definitive – condotte illecite con intenti di discriminazioni per ragioni di orientamento sessuale o di identità di genere sono 212: 26,5 segnalazioni all’anno.

È un numero tale da poter affermare che siamo in presenza di una emergenza omofobia?

La risposta è No, l’Italia non è un Paese omofobo.

Ci chiediamo allora perché la sinistra chiede a gran voce l’approvazione della legge anti omofobia, o ddl Zan?

Il fine della legge – come ho più volte sostenuto – non è tanto la tutela degli omosessuali, ma quello di inserire nel nostro ordinamento giuridico un ulteriore e decisivo tassello per procedere più speditamente alla decostruzione sociale, culturale e antropologica del nostro popolo.

Il ddl Zan tappa propedeutica per proseguire il processo di decostruzione della società.

Il ddl Zan, infatti, non sarà l’ultima tappa di quel processo culturale e giuridico iniziato nel ’68 del secolo scorso.

Il ddl Zan è solo l’inizio

Sul palco della Festa del 1° maggio, Marilena Grassadonia responsabile Diritti e libertà di Sinistra italiana, già presidente di Famiglie arcobaleno, infatti, ha indicato candidamente le prossime tappe del processo:

«è giusto – afferma la Grassadonia – che chi commetta violenza e discriminazioni venga punito. Ma c’è una parte ancora più importante forse per noi che è quella dell’istituzione della giornata del 17 maggio come giornata contro l’omolesbobitransfobia, oppure la strategia nazionale dell’Unar: ecco queste sono le azioni importanti che fanno di una legge di realtà una legge di prospettiva che guarda al futuro.  E noi è questo quello che vogliamo (…) È importante entrare nelle scuole, fare l’educazione alle differenze e al rispetto. Abbattere gli stereotipi di genere: è questa la vera forza. Il disegno di legge Zan è solo l’inizio».

E continua:

«Cominciamo dal disegno di legge Zan e continuiamo verso la legge 40 che lascia indietro le donne single di questo paese che se non sono accompagnate da un uomo non possono accedere alla tecnica di fecondazione assistita

Vogliamo la revisione della legge 164/82 ormai antica sui percorsi di transizione ma non lo dico io, lo dice la vita, lo dicono le storie delle nostre compagne e dei nostri compagni trans. 

Vogliamo una stagione dei diritti in cui si parli realmente di ius soli, di fine vita, di matrimonio egualitario, di Pma e di Gpa e vogliamo quello che è rimasto indietro: il riconoscimento dei figli e delle figlie delle famiglie arcobaleno. Siamo solo all’inizio».

Introduzione in Italia del self-id (autocertificazione di genere)

Il deputato Nicola Fratoianni, stesso partito di Grassadonia, completa il quadro:

«Le parole di Marilena Grassadonia confermano dunque finalmente che il concetto di identità di genere, al centro della legge Zan, non è che l’apripista alla riforma della legge 164/82 per approdare al self-id, nonostante le ripetute smentite dei firmatari a cominciare dallo stesso Zan. Esiste già, del resto, una piattaforma per una proposta di legge del MIT, Movimento Identità Trans, che chiede l’introduzione in Italia del self-id».

È bene dunque comprendere che il ddl Zan non è un’emergenza sociale, come, invece, vuol farci credere la sinistra, ma è un’ulteriore e propedeutica tappa per proseguire, senza ostacoli, il processo di decostruzione della nostra società.

L’Italia non è un Paese omofofo, Pew research center
15060cookie-checkL’ITALIA NON È UN PAESE OMOFOBO! ECCO LE PROVE.

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