Le donne contro il ddl Zan

In vista della calendarizzazione al Senato del ddl Zan, si accende il pressing sui maggiori quotidiani, ma non solo…volano insulti e invettive tra un certo mondo femminista e il mondo gay.

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I maggiori quotidiani fanno pressing militante a favore del ddl Zan.

Soltanto chi non legge i maggiori quotidiani nazionali, è all’oscuro del pressing che tali giornali stanno attuando, scientificamente e giornalmente, per propiziare l’approvazione del ddl Zan.

Il Corriere della Sera e la Stampa, quest’oggi, propongono ai loro lettori editoriali “militanti” a favore dell’approvazione del ddl Zan.

Abbiamo più volte spiegato i motivi di questo pressing a favore del ddl Zan, ma oggi poniamo l’attenzione sullo scontro – a causa del ddl Zan – che si sta consumando tra un certo mondo femminista e il mondo gay.

È significativo che tale scontro sia tutto interno al mondo della sinistra.

Intellettuali di sinistra firmano un appello fortemente critico contro il ddl Zan.

Circa 200 intellettuali e politici di sinistra hanno, infatti, nei giorni scorsi, firmato un appello fortemente critico in cui si afferma che il ddl Zan è una legge “scritta male”, una “proposta pasticciata”, divenuta “manifesto ideologico”, un “articolato che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica che preoccupa”. 

Di qui la decisa richiesta che il ddl Zan sia “emendato” perché “una legge scritta male porta a delle interpretazioni e applicazioni controverse che riducono i diritti e non ne consentono la piena tutela”.

Il ddl Zan, “introdurrebbe, se non emendato – secondo codesti intellettuali di sinistra – una pericolosa sovrapposizione della parola ‘sesso’ con quella di ‘genere’ con conseguenze contrarie all’articolo 3 della Costituzione per cui i diritti vengono riconosciuti in base al sesso e non al genere e non in armonia con la normativa vigente”.

La definizione di ‘genere’ contenuta nel ddl Zan che non è accettata dagli altri Paesi – si legge ancora – crea una forma di indeterminatezza che non è ammessa dal diritto”.

Il ddl Zan intende cancellare la differenza sessuale per accreditare una indistinzione dei generi.

La critica da parte di questi intellettuali si fa maggiormente dirompente quando affermano che: “Una legge attesa da decenni è stata, quindi, trasformata, in una proposta pasticciata, incerta sul tema della libertà d’espressione, offensiva perché introduce l’’identità di genere, termine divenuto il programma politico di chi intende cancellare la differenza sessuale per accreditare una indistinzione dei generi“.

“Un articolato – continuano – che mischia questioni assai diverse fra loro e introduce una confusione antropologica che preoccupa”.

“Una delle conseguenze – sostengono ancora gli intellettuali di sinistra – è “la propaganda di parte, nelle scuole, a favore della maternità surrogata e l’esclusione di ogni visione plurale nei modelli educativi”.

Ma non basta: “La violenza e la discriminazione” sono state “strumentalizzate a tal punto, che c’è il concreto rischio che prevalgano visioni che, anche in altre parti del mondo, hanno aperto un conflitto rispetto all’autonomia delle donne”.

Ecco perché – concludono – “crediamo che la legge vada modificata, assolvendo così al compito che si prefigge: tutelare le persone lgbt”.

Avevamo già accennato alla “lotta di classe” sociale che avrebbe innescato la bandiera dei “diritti civili” sventolata dalla sinistra.

Tale “lotta di classe”, tuttavia, sta manifestando immediatamente i suoi esiti.

La regista Cristina Comencini, intervento su Avvenire contro il ddl Zan
La regista femminista di sinistra Cristina Comencini critica il ddl Zan

La scrittrice femminista di sinistra Marina Terragni e la regista Cristina Comencini criticano aspramente su Avvenire il testo della proposta di legge anti omofobia.

Il quotidiano Avvenire ospita, oggi, un interessante intervento della scrittrice femminista di sinistra Marina Terragni e un’intervista, altrettanto interessante, alla regista femminista Cristina Comencini.

La Terragni, nel suo intervento, denuncia a chiare lettere il trattamento subito da alcune donne firmatarie dell’appello contro il ddl Zan:

Bordate di odio contro le donne per difendere il “no” all’odio alle donne. E non da bulli di quartiere, ma da amministratori locali ed esponenti di associazioni Lgbtq”.

La Terragni continua: “O che ai genitori degli alunni non sia consentito di decidere, in base a un sacrosanto principio di libertà, se mandarli o meno al corso di formazione Lgbtq?”

“Religione facoltativa, transcult obbligatorio?”

“In Gran Bretagna, per esempio, hanno deciso che quei corsi nelle scuole non entrano più, visti i guai che ne sono nati. Per contro nei nostri licei sono in corso grand tour di propaganda alla gravidanza per altri. Già ora. Figurarsi dopo.”

E continua: “Anche ammettendo le migliori intenzioni del legislatore: cosa capiterà quando la clava penale sarà armata? Procure intasate e totale discrezionalità dei giudici?”

“Perché…su un oggetto indeterminato come l’«identità di genere», architrave del ddl, non vi è univocità scientifica né certezza del diritto. Ogni cittadino e cittadina ha diritto di sapere con chiarezza che cosa prescrive la legge”.

La Terragni evidenzia i problemi in altre nazioni di leggi simili al ddl Zan.

La Terragni, infine, si sofferma sui problemi sorti in altre nazioni ove leggi simili al ddl Zan sono state approvate.

In Canada: le detenute – denuncia la Terragni – si sono dovute armare di barattoli di zuppa infilati nei calzini per non subire violenza dai detenuti maschi che dichiarandosi “donne” sono stati trasferiti nelle carceri femminili (con stupri e gravidanze a seguire)”.

“Allarme generale, anche, in California – afferma la Terragni – dove nelle ultime settimane quasi 300 detenuti hanno chiesto il trasferimento: i genitali non contano, dice la nuova legge, conta come ti identifichi.

“Dei maschi negli sport femminili si è parlato molto e invano, mentre in Norvegia – legge in vigore da appena 3 mesi – non puoi più dire che sono le donne a partorire: lo ha fatto la parlamentare Jenny Klinge ed è stata denunciata.”

In Australia, in Gran Bretagna e altrove, case-rifugio per le donne hanno perso i finanziamenti perché non accoglievano maschi disforici“.

“Intanto il governo inglese visti i sondaggi di “The Times” (94% contro questa «identità di genere») ha chiuso la partita dell’autopercezione, mentre in Spagna anche il Psoe fa muro contro la Ley Trans voluta da Podemos”.

Apprezziamo l’onestà intellettuale della Terragni, scrittrice femminista di sinistra, che ha confermato, con l’intervista rilasciata ad Avvenire, i pericoli intrinseci, che abbiamo più volte paventato, al ddl Zan.

Conclusione.

È significativo che alcune delle “categorie sociali vulnerabili” create dalla sinistra per fare la “Rivoluzione” si stiano facendo guerra l’una con l’altra.

Qualcuno sperava che non accadesse così in fretta, ma è accaduto.

Se, tuttavia, fa piacere che intellettuali di sinistra stiano emergendo con posizioni critiche sul ddl Zan, è utile comprendere che la battaglia sul ddl Zan non è affatto vinta, anzi, tali intellettuali saranno pronti a indietreggiare dalle loro posizioni per spianare il cammino al “processo rivoluzionario”.

Ciò, tuttavia, non deve scoraggiare, perché, come è accaduto al Consiglio Comunale di Crotone, che ha approvato, qualche mese fa, una mozione contro il ddl Zan, nonostante una Giunta di estrema sinistra, lo stesso potrà accadere al Senato, se si lavorerà alacremente, per vincere una battaglia di civiltà a favore della nostra libertà.

13860cookie-checkIl ddl Zan è terrificante per le femministe di sinistra: Discrimina le donne!

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